Insieme raccontiamo 15



Eccoci qui con l’ormai consueta iniziativa di Patricia Moll, il bellissimo Insieme raccontiamo che è giunto al numero 15.

Le regole sono sempre le stesse (a parte citare Patricia): si prende l’incipit, si inventa una storia di 200/300 parole da arricchire a piacere con immagini o video e poi si posta sul proprio blog segnalando a Patricia o riportando il racconto direttamente nella sua casella commenti.

Ecco qui l’incipit:
Guardava la pioggia che dietro ai vetri cadeva incessante. Gocce fitte, allungate come tagli arrivavano da un coperchio nero che sovrastava la città.
Formavano una cortina così fitta da isolarla dal resto del mondo. Sparite le altre case.
Via il campanile che di solito si ergeva contro l’orizzonte come un guardiano silenzioso e severo.
Solo acqua, tuoni e fulmini. Per il resto, buio completo. Notte in pieno giorno.
Una notte improvvisa e strana. Nata in cinque minuti. Senza preavviso.
Poi, accadde.

Ed ecco il mio racconto:
L’auto rossa che procedeva lungo la strada frenò all’improvviso sollevando un’enorme scia d’acqua simile al Mar Rosso spalancato dal gatto rosso di Mosè per liberare tutti i gatti tenuti prigionieri dagli Egizi.
Uno stridio acuto di freni andò a confondersi con il fracassoso rincorrersi dei tuoni dietro ai fulmini che disegnavano trame sinistre contro il cielo cupo.
Pensò di essere morto.
Morto stecchito e finito in un inferno fatto di auto rosse, temporali simili a cicloni e strade bagnate senza un tetto dove trovare riparo e senza qualcuno che ti allungasse un boccone di cibo.
Perché se non era quello l’inferno, non c’era altro modo con cui chiamarlo.
La portiera si aprì e un paio di stivali di gomma rosa fecero capolino prima di scivolare in una profonda pozzanghera che li coprì quasi del tutto.
“Ma che bello!” esclamò una voce allegra, che poco aveva a che fare con quel tempo lugubre “Lo possiamo prendere?”
Si guardò intorno perplesso.
Chi era “lo”?
Non c’era nessuno, a parte lui.
Poi due manine paffutelle lo sollevarono dall’acqua e si ritrovò nell’abitacolo caldo e profumato del mostro rosso, in braccio a una bambina di cinque anni.
“Possiamo mamma?”
Il gatto guardò la signora seduta davanti.
Sembrava una mamma vera in carne e ossa, una di quelle umane buone tutte croccantini e coperte, che non facevano mai male agli animali.
Ne aveva sentito parlare, in giro per la città, ma pensava fossero tutte leggende metropolitane.
“Certo che possiamo. E tu lo vuoi?”
Il gatto capì che la signora mamma stava parlando con lui e per tutta risposta iniziò a fare le fusa, accoccolandosi sulle gambe della bambina che prese ad accarezzarlo felice.
Fuori pioveva ancora a dirotto, ma lui non aveva più paura.
Finalmente aveva trovato una casa.

immagine dal web

Commenti

Francesca A. Vanni ha detto…
Bello, bello e ancora bello.
Adoro gli animali, quindi grazie per questo racconto!
Baci

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