Quando l'amore diventa veleno!


Ferite a morte non è solo un libro, non racconta solo storie.
Ferite a morte è la voce di tante donne che ogni giorno vengono uccise, violentate, picchiate, massacrate, trattate come bestie da macello, private della loro dignità da mariti, padri, compagni, fidanzati, ex.
Voci che si perdono nella più completa indifferenza, numeri di una casistica che aumenta di giorno in giorno.

La maggioranza delle persone è convinta che il mostro si aggira per le strade pronto a ghermire la preda… niente di più sbagliato, nella stragrande maggioranza dei casi il mostro si nasconde tra le mura domestiche.
Quello che più mi spiazza e ferisce è sentire i commenti di certe persone, di fronte agli articoli riportati sui giornali nello spazio della cronaca nera.

“Ma come ha fatto a non accorgersene?” oppure “Perché non ha fatto niente, perché non lo ha denunciato” o ancora ”Se è rimasta tanto con quella persona si vede che le andava bene così, sicuramente se la sarà cercata”.
Non c’è rispetto per le troppe vittime di un fenomeno che si chiama machismo e che sfocia nel femminicidio. Tutti sono pronti ad aprire bocca, a giudicare, a dire la propria.
Adesso voglio raccontarvi  una storia, vi prego di leggerla senza giudicare.

C’era una volta una ragazza troppo giovane e inesperta per riconoscere la bestia, questa ragazza era innamorata dell’amore al punto che quando un uomo più grande di lei cominciò a corteggiarla credette di aver toccato il cielo con un dito.
La faceva sentire importante, viva, unica, aveva messo il mondo ai sui piedi e lei gli aveva dato se stessa senza riserve. 

Decisero di sposarsi, non potevano vivere lontani l’uno dall’altra e nonostante le perplessità e le paure di sua madre che cercava di farla ragionare sul quel rapporto sbilanciato, consigliandole di prendere tempo, un bel giorno di gennaio si sposò.
Nei primi anni del suo matrimonio  il paradiso si era spostato sulla Terra, esistevano solo loro in quel mondo che si erano creati, un mondo che col tempo si trasformò in una prigione senza vie di uscita.

Il cambiamento fu impercettibile, a volte il suo uomo diventava nervoso senza un motivo preciso, a volte alzava la voce e le urlava parole che la ferivano oppure si chiudeva in un mutismo ostinato chiudendola fuori dal suo mondo, ma subito dopo proprio come un temporale estivo ritornava ad essere la persona meravigliosa di cui si era innamorata.

Lui era il suo intero universo, la ragione per cui la mattina si svegliava col sorriso sulle labbra, da lui si era lasciata plasmare come creta e non desiderava altro.
La prima sberla arrivo talmente inaspettata e con tale violenza da lasciarla annichilita, incapace di una qualsiasi reazione.
La sua mente cercava di elaborare quell'atto, di metabolizzarlo.
Sicuramente doveva aver fatto qualcosa di talmente grave da averlo indotto a colpirla.

La conferma le arrivo quando vide il suo sguardo, carico di odio e cattiveria,  un attimo prima di sentire la porta sbattere tanto forte da far tremare le pareti,  seguito da un silenzio assordante interrotto solo suoi singhiozzi.
Sentì in bocca il sapore del sangue, corse in bagno, un senso di nausea le serrava lo stomaco.
Trovò il coraggio di guardarsi allo specchio, un livido violaceo si stava espandendo sotto l’occhio sinistro e il labbro era spaccato.

Al suo ritorno ci furono fiori scuse e lacrime, giuramenti, promesse, baci e carezze.
Il suo mondo magico si stava ricomponendo, non aveva capito che invece si era aperta una crepa che presto si sarebbe trasformata in un girone infernale.
Le botte, la violenza verbale diventarono presto la sua “routine”, ogni volta si chiedeva cosa avrebbe potuto scatenare la sua ira.

Aveva perso la dignità, aveva perso se stessa in quella spirale da cui non vedeva via di uscita.
L’unica cosa a cui riusciva a pensare era “sarà oggi che mi ucciderà?”

Era diventata brava a nascondere i lividi, era diventata brava a inventare storie ogni volta che un’ambulanza la portava in ospedale.
I medici avevano capito cosa le accadeva ma non potevano fare niente se non curare le ferite: lei non lo avrebbe denunciato, lui questo lo sapeva benissimo.

Le ci sono voluti vent'anni di sofferenza inaudita prima di capire che poteva farcela, che fuori da quelle mura non era sola, che c’era chi poteva aiutarla ma il primo passo doveva farlo lei.

Quel passo lo fece, denunciò suo marito, cambiò città e con l’aiuto di persone qualificate lentamente ricominciò a costruirsi una nuova vita sulle macerie di quella precedente.

Sono passati dieci anni da quel giorno.
Le ferite del corpo sono guarite, quelle dell’anima non si rimargineranno mai e la paura è ormai diventata la sua compagna più fedele perché sa che il mostro si nasconde ovunque.

Questa potrebbe essere la storia di Luisa, Maria, Sonia… invece è la mia storia, nuda è cruda. 
Se sono ancora viva è solo una mera “fortuna”, troppo tardi ho capito che chi ti ama veramente non ti umilia, non ti spacca le ossa, non ti prende a pugni, non ti fa sentire una nullità, non vuole annientarti mentalmente e fisicamente, l’amore quello vero non è veleno, non è paura. 

So quanto può essere difficile chiedere aiuto, la vergogna, la paura, i sensi di colpa sono macigni pesanti che ti schiacciano che ti bloccano, ma non arrendetevi, scappate lontano dal vostro carnefice, chiede aiuto, non permettetegli di “trasformarvi” in un freddo articolo di cronaca nera.


Commenti

Francesca A. Vanni ha detto…
Buongiorno Olivia,
mi chiamo Francesca e sono una scrittrice. Ho trovato il tuo post perché, strano ma vero, abbiamo parlato dello stesso libro. Per una volta, benvenuti suggerimenti di Google!
Ho letto la tua storia con attenzione e ho provato un groviglio indescrivibile di emozioni.
Non si può pensare che la violenza, di qualsiasi tipo, sia un mezzo ancora lecito per rapportarsi con una persona e nonostante ci sia una campagna di sensibilizzazione notevole, nonostante gli sforzi della società, c'è ancora troppa strada da fare.
Ti ammiro per il tuo coraggio, continuerò a seguirti con piacere e se vorrai ricambiare sarai la benvenuta.
Un abbraccio, Francesca A.

https://francescavanniautrice.blogspot.it/
Ofelia Deville ha detto…
Grazie Francesca, benvenuta nel mio piccolo spazio.
Antonella S. ha detto…
Ciao Ofelia, non ho letto il post che mi riprometto di leggere in un altro momento, con un po' di tempo in più. Sono passata, appunto, per scusarmi della mia assenza ma sono ospiti da me i miei cugini che vivono in Argentina, una bella riunione di famiglia che però mi tiene molto impegnata e lontana dal blog.
Un abbraccio, a presto.
Antonella
Sara ha detto…
I fatti di cronaca sono più vicini di quanto sembra!lo so bene.
Sara

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