Rocky Balboa: un mito intramontabile



immagine dal web
 
Quarant’anni e non sentirli.
Lo stallone italiano, Roberto Balboa detto Rocky, spegne quaranta candeline e torna più in forma che mai con il suo settimo film “Creed: nato per combattere”.

Quando l'11 gennaio scorso, sulle note del tema di Bill Conti, Sylvester Stallone è salito sul palco dei Golden Globe per ricevere a 69 anni il suo primo vero riconoscimento tra commozione e sbalordimento e una platea di addetti ai lavori che gli tributava una standing ovation, il suo pensiero è andato a "Rocky Balboa, il mio amico immaginario, il mio migliore amico".
Stallone non sarebbe stato il divo mondiale, amato ovunque senza Rocky Balboa, il protagonista di una saga di sei film e uno spin off, che lo stesso Stallone ha creato dopo essere stato affascinato dall'incontro tra Muhammad Alì e Chuck Wepner, visto in un cinema di Los Angeles.

Ma chi è Rocky Balboa?
Rocky è un giovane italoamericano, cresciuto nella periferia di Philadelphia, con poche possibilità davanti.
Non ha potuto studiare, non ha una famiglia se non il vecchio Mickey che gestisce una palestra di pugilato, l’amico Paulie Pennino famoso per cacciarsi sempre nei guai e sua sorella Adriana, dolcissima e affetta da una timidezza cronica.
Ma Rocky sa combattere, viene dalla strada e sogna di cambiare le cose.
E ci riesce.

Con umiltà, determinazione, intelligenza, sensibilità e la forza di rialzarsi anche dopo avere ricevuto dalla vita batoste peggiori dei pugni dei suoi avversari.

Passando da Apollo Creed, prima avversario e poi amico fino alla morte, per l’arrogante giovane Clubber (non tanto diverso da Tommy Gunn di Rocky V o dal campione del mondo Dixon che in Rocky Balboa imparerà dal vecchio pugile cosa significa essere umili e riconoscere la sconfitta) fino al temibile Ivan Drago che simboleggiava la Russia comunista della Guerra Fredda, Rocky riesce sempre a trovare uno sprone per reinventarsi, andare avanti e crescere senza perdere quelli che sono i suoi valori.
Valori che tutti i suoi fans, e si parla di migliaia di fans, condividono: rispetto per il prossimo, amore per la famiglia, coraggio e umiltà.

Ed è questo che costituisce il vero punto di forza della saga di Rocky (che fu tra l’altro il primo film a inaugurare nel 1976 l’idea dei “film in serie” o appunto saghe).
Rocky Balboa è e sarà sempre il simbolo del riscatto.
Come grida alla fine di Rocky IV, film che in larga scala aiutò la distensione fra Reagan e Gorbaciov, se io posso cambiare, e voi potete cambiare... tutto il mondo può cambiare!

Il succo, se vogliamo cercarlo di tutta la storia di Rocky, si può trovare anche nella frase emblematica della pellicola numero sei, Rocky Balboa: nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci. L'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente!

E per finire in bellezza, ecco qualche aneddoto che forse non conoscete ancora:

-Rocky è stato girato interamente a Philadelphia in 25 giorni con un budget di 1,2 milioni di dollari. Per riuscire a finire il film, Stallone usò il suo vero cane e alcuni membri della sua famiglia.

-Rocky fu il primo film a usare la steady cam, la videocamera in movimento, durante la corsa lungo le scale o fra le vie del mercato di Philadelphia.

-Stallone si rifiutò di cedere la sceneggiatura se non fosse stato dato a lui il ruolo di attore protagonista, ruolo che vedeva in lizza tra gli altri anche Robert Redford.

-la scena del primo, struggente bacio nell'appartamento, è la sequenza preferita da Stallone dell'intera saga. Sul copione la scena era completamente diversa, ma la sera delle riprese Talia Shire aveva l'influenza e non voleva contagiare il collega Stallone. La sua esitazione e la sua ritrosia sono state apprezzate da John G. Avildsen che ha deciso di usarle nel film.

-I figli di Rocky nei film Rocky II e Rocky V sono i reali figli di Stallone.

-La statua di Rocky posta in cima alla scalinata del Philadelphia Museum of Art (in Rocky III) è stata fabbricata per il film e, dopo essere stata rimossa, è stata riposizionata ai piedi della scala.

-Rocky III segna l’esordio al cinema di Hulk Hogan.

-Durante le riprese di Rocky IV, Stallone chiese a Dolph Lundgren (Ivan Drago) di colpirlo realmente per conferire veridicità alla pellicola. Il risultato furono quattro giorni di terapia intensiva per Stallone.

-Dolph Lundgren, l’attore che interpreta Ivan Drago, non è russo, bensì svedese e pare aver influenzato le abitudini alimentari e sportive di Stallone: dal loro incontro Sylvester si allena un’ora al giorno e fa cinque piccoli pasti quotidiani.

-Durante il doppiaggio italiano di Rocky IV non si sapeva come tradurre in italiano la frase «I must break you!» che Ivan Drago urla a Balboa prima dell'inizio del match. A risolvere il problema fu il doppiatore Renato Mori che, inserendo una "i" nella frase creò la celebre: “Io ti spiezzo in due!”

-Stallone volle chiudere la saga di Rocky dopo il quinto capitolo ma si convinse a girarne un sesto, dopo aver visto il ritorno sul ring del pugile afroamericano George Foreman nel 1994.

-Tommy David Morrison (il pugile Tommy Gunn di Rocky V) è stato realmente campione mondiale dei pesi massimi nel 1993.

-In Rocky Balboa, il protagonista gestisce il ristorante Adrian’s. Negli stessi anni Stallone apriva con Bruce Willis, Demi Moore e Arnold Schwarzenegger la catena di fast food ancora oggi famosa “Planet Hollywood”.

-La canzone più famosa, Gonna Fly Now, all’inizio venne confusa dai fans italiani come “California”. Il jingle sbagliato fu riutilizzato per una pubblicità anni Novanta.

-Premi vinti dai film: Oscar come miglior film, miglior regia, miglior montaggio; Golden Globe come miglior film drammatico; David di Donatello a Stallone come migliore attore straniero; National Board of Rewie Awars a Talia Shire come miglior attrice non protagonista.

-“Creed: nato per combattere” è nato da uno scambio di mail fra Michael B. Jordan, attore ventinovenne e fan sfegatato della saga, che propose a Stallone insieme al regista del film Ryan Coogler l’idea di inserire il figlio di Apollo Creed e di mostrare Rocky nei panni del mentore e allenatore. Come ha detto Stallone stesso, questo è il punto più alto mai toccato dal personaggio di Rocky.
(fonti: Corriere della Sera, Movie Max e Repubblica)


Commenti

Tomaso ha detto…
Detto bene cara Ofelia, Rocky Balboa lo stallone italiano è diventata una leggenda.
Ciao e buona settimana cara amica, con un abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
vanessa varini ha detto…
Interessante questo post!😊 Non ho mai visto i film di Rocky, ma ho visto "Creed: nato per combattere" e mi è piaciuto. Però non amo il pugilato. Ti ho nominato per il premio Liebster award sul mio blog!😊
Stefania ha detto…
Cara Ofelia,
sotto molti punti di vista questo film ha molto da insegnare ... ma poichè hai scritto un bellissimo post - e mi complimento - aggiungo solo che andrebbe letto e riletto perché spieghi benissimo e in maniera esaustiva cos'è e cos'ha rappresentato e in più hai fatto un'ottima analisi dettagliata delle varie sequenze della progressione della pellicola! Very good! Grazie del gentile passaggio sul mio blog, ti abbraccio ^__^

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