C'è un po' di Labyrinth in tutti noi



Sarah è un’adolescente sognatrice, che crede nel Re dei Goblin e nell’esistenza di un magico regno dove tutto è possibile.
Una sera i suoi genitori escono per qualche ora lasciandola da sola con Toby, il fratellino di pochi mesi. Toby non riesce ad addormentarsi e così lei, innervosita, chiede al Re dei Goblin di portalo via con sé nel suo castello.
Toby scompare davvero. A questo punto Sarah, spaventata, decide di andare a cercarlo e in quel momento Jareth si pone sulla sua strada...

Questa è la trama di un film fantasy fra i più amati, Labyrinth (dove tutto è possibile), che quest’anno spegne ben trenta candeline.
Anno nefasto purtroppo perché uno degli attori protagonisti di questo film, l’indimenticabile David Bowie, se ne è andato lasciando dietro sé un vuoto incolmabile.
Pensare che oggi Labyrinth è un cult per tutti gli amanti del genere fantastico, invece quando andai a vederlo per la prima volta nel 1986 al cinema, le critiche cercarono di affossarlo ferocemente denigrandolo e definendolo un film poco serio, privo di contenuti.

Mentre invece Labyrinth era già dalla sua prima proiezione una pellicola di tutto rispetto.
È infatti il testamento spirituale del papà dei Muppets, Jim Henson, che insieme a Brian Froud (il cui figlio, Toby, era il fratellino di Sarah nel film), George Lucas, Frank Oz (il papà del plurisecolare Yoda) e Terry Jones ha creato un intelligente, sofisticato ed elegante omaggio ad una letteratura fantastica che ha influenzato tutta la sua carriera, con la rilettura di testi immortali come Il mago di Oz, Alice nel paese delle meraviglie e Nel paese dei mostri selvaggi.
Ricordiamoci poi che le ultime scene del film, il famoso confronto fra Sarah e Jareth, sono girate con uno scenario ripreso pari pari dalle opere del geniale Escher.

Quel mondo incantato, quel terribile labirinto protagonista del film, funziona perché Henson si comporta da perfetto illusionista. Ai tempi i mezzi erano limitati, non c’era computer grafica che potesse supportare una tale rappresentazione, tutto doveva essere costruito e animato a mano, ma Henson ha la brillante idea di non cercare di nascondere gli effetti speciali, ma di mostrarli in primo piano, confondendo l’occhio dello spettatore che viene affascinato dall’insieme e si perde i piccoli particolari marginali che sono, appunto, gli effetti speciali, i pupazzi, le corde che li muovono. Si arriva al punto che non si nota che il coprotagonista del film, Gogol, è un nano con addosso una testa finta animata da 6 persone diverse.

Se tutto questo ancora non vi convince a vedere (o rivedere) questo film, eccovi una bella analisi.
Labyrinth, che segue fedelmente il canone delle favole tracciato da secoli di tradizioni, è la storia di come costi fatica passare dall’età spensierata dell’adolescenza a quella adulta.
Ma Sarah ci riesce e lo fa nel modo più intelligente possibile: capisce che non c’è niente di male nel coltivare la propria immaginazione anche se ormai si è diventati grandi, che è bello scoprirsi capaci di prendersi cura di qualcuno, che nella vita spesso c’è bisogno di amici veri (le strane creature che incontra sul suo cammini: Gogol, Bubu, Sir Didymus col suo mitico cane disobbediente e un po’ fifone) per superare le difficoltà e che non bisogna mai rinunciare ai propri sogni.
Vi sembra una cosa da poco?

E come sempre, qualche curiosità che ancora forse non sapete:

-Il personaggio di David Bowie è stato influenzato da diverse fonti letterarie: Heathcliff di Cime tempestose, Edward Rochester di Jane Eyre, La primula rossa di Emma Orczy. Bowie aggiunse il look ispirato ad un mix tra il Marlon Brando di Il selvaggio e il cavaliere misterioso delle favole dei fratelli Grimm.

-i produttori desideravano Michael Jackson per il ruolo di Jareth, mentre il regista avrebbe preferito Sting. Alla fine la spuntarono i figli di Henson, che gli consigliarono Bowie.

-Costato 25 milioni di dollari, il film fu un fiasco al botteghino: negli Usa incassò soltanto 12.7 milioni. Fu l’home video a renderlo subito un cult movie.

-Le riprese, effettuate agli Elstree Studios di Borehamwood, durarono cinque mesi ma Henson e il suo Creature Shop impiegarono un anno e mezzo per la creazione degli gnomi. Per la foresta attraversata da Sarah, lo scenografo Elliot Scott utilizzò “120 vagoni di rami d’albero, 1200 zolle d’erba, mezzo chilo di foglie secche, 133 sacchetti di lichene e 35 fagotti di barba d’anziano ricoperta di muschio”.

-Nella scena in cui Toby, il fratellino di Sarah, è seduto in braccio a Jareth, il piccolo attore Toby Froud guarda ipnotizzato fuori camera: Toby piangeva così tanto durante le prove che per farlo stare buono Bowie teneva con una mano il bambino e con l’altra (non ripreso) un pupazzo di Sooty.

-Labyrinth ha avuto un successo così incredibile quando è uscito in VHS che in un’intervista del 1992, David Bowie ha confessato: “Ogni Natale un nuovo stuolo di bambini mi si avvicina e mi dice: ‘Oh! Tu sei quello di Labyrinth!’”.


Commenti

Mariella ha detto…
Non sono ancora riuscita ad abituarmi all'idea che David Bowie non ci sia più. Anche io vidi il film al cinema nel 1986 e ricordo ancora bene quanto mi piacque. Grazie per questo bel tutto nel passato, cara. Buona serata.
Francesca A. Vanni ha detto…
È davvero strano pensare che David Bowie non ci sia più, così come Brian Froud ovvero il papà di tutti goblin (ora suo figlio Toby ha preso in mano le redini dell'industria.).
Adoro questo film e tutti i significati profondi che porta con sé.
Grazie per il post :-)
RobbyRoby ha detto…
Non ho mai visto questo film, mi hai incuriosito.

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