Ella fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la grammatica immemore...



È una tranquilla serata, una come tante, quando la mia amica Meg mi manda un sms con un link.
Lo apro per curiosità e mi trovo una serie di commenti su una pagina di Amazon, dove è stato pubblicato un racconto carino (qui se volete trovate la pagina fb dell’autrice) in tema natalizio che ho avuto occasione di leggere.
Strano, mi domando amletica, perché Meg mi rimanda il link?
Sta perdendo i colpi anche lei, visto che ha passato gli “anta”?
No, Meg sta benissimo.
Me ne accorgo dopo quando i miei occhi si posano sul commento di una persona dal nome improbabile (elyxyz… forse è aliena?) che rimarca grossi errori di ortografia all’autrice del racconto.
Quali errori, dunque, quali errori? Io ho letto il racconto e non ne ho trovati.

Sono fessa?
No.
Gli errori sono i seguenti.
È stata ingiustamente messa alla gogna la “rea” autrice che:
-ha usato correttamente la punteggiatura;
-ha posto il punto alla fine delle frasi e dei dialoghi;
-ha scritto “dì”come forma imperativa del verbo dire. Peccato sia lecito utilizzare tanto la forma “di’” (anche se ormai è superata) che “dì”. E per chi pensasse che “dì” significhi “giorno”, sappia che sta commettendo uno scivolone: in termini medici si usa infatti la locuzione latina “die” proprio per evitare confusione.

Così mi sono chiesta: da quando in qua un corretto utilizzo della lingua e della sintassi viene additato come mancanza di padronanza della tale lingua?
Da quando l’ignoranza (che ribadisco, non ha niente a che vedere con il titolo di studio) e la mediocrità sono sfoggiate come bandiera da persone stupide che credono di essere intelligenti e fanno un vanto delle loro manchevolezze?

Facciamo pratici esempi, affinché anche voi amici possiate capire meglio.
-daccordo... sì, sono d’accordo sul fatto che non sai nulla di grammatica;
-apparte... a parte tutto, idem come sopra;
-qualcun’altro... qualcun altro non so, ma io ti invito a rileggere i punti uno e due;
-... un po’ di studio non ti ucciderebbe;
-conoscienza... sì, anche la conoscenza ti avrebbe giovato;
-eppoi... e poi niente, ignorante sei e ignorante rimarrai;
-perkè... perché non hai mai studiato in vita tua;
-a me mi hanno detto che è giusto così... vorrei sapere chi te lo ha detto;
-qual’è il problema... qual è il problema? A parte la tua ignoranza? Vedi tu.

Voglio dire a questo punto che scrivere questo post è stato difficile.
Persino Word, che non brilla in somma intelligenza, mi ha mandata a quel paese quando ha notato gli obbrobri che ho riportato (molti dei quali sono stati trovati sul sito ansa, che ha postato gli ignominiosi capolavori degli studenti che quest’anno hanno immeritatamente ottenuto il diploma di maturità).

Il fulcro qual è, alla fine?
Ritengo sia questo: se molte persone (perché la piaga della violenza alla grammatica non riguarda solo i giovani, è un male esteso anche ai senior) non conoscono più la lingua, se non leggono più (e non parlo di autori impegnativi, ma almeno un giornale...) dove andremo a finire?
Concludo citando Martin Luther King: nulla al mondo è più pericoloso che un'ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.

Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia,sono qui in fretta per un saluto, ora che Danila va un po meglio e spero che continui. Ciao e buona notto cara amica con un forte abbraccio.
Tomaso
Francesca A. Vanni ha detto…
Quando Socrate disse "so di non sapere" non intendeva certo affermare "sono ignorante e ne vado fiero".
L'ignoranza oggi è usata come cavallo di battaglia per portare avanti l'inciviltà e la cultura della violenza e purtroppo non si può sostituire con la conoscenza, perché l'ignorante non vuole sapere né imparare.
Ottimo post, lo condivido su fb :-)
Baci
Sciarada ha detto…
Mi vien da dire: " Chi è senza peccato scagli la prima pietra ", chi di noi non sbaglia? Siamo tutti esseri umani soggetti all'errore; poi ogni testo di grammatica sembra avere una vita a sé e non parliamo di chi rappresenta un'istituzione in questo campo, vedi a esempio come l'Accademia della Crusca non ritiene una sgrammaticatura " a me mi " o cosa dice sulla " d eufonica " . La lingua si evolve, muta, il parlato mostra la sua supremazia sullo scritto, sulle regole e ciò che era considerato scorretto un tempo oggi non lo è più.
Le nuove generazioni sono affascinate dall'inglese e non sono consapevoli della bellezza che perdono nel non conoscere almeno decentemente la loro lingua, questo è il progresso, questa è la globalizzazione.
Ofelia Deville ha detto…
Non aggiungo altro, hai detto tutto tu.
Un abbraccio
Ofelia Deville ha detto…
Questo processo si chiama involuzione. Cicerone diceva "oh tempora, oh mores!" Forse tutti dovremmo richiamare alla memoria il significato di queste parole, progresso non significa necessariamente evoluzione e miglioramento, questo spesso viene fin troppo dimenticato.
Sciarada ha detto…
Sono d'accordo con te.

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