Gender: rivoluzione o confusione?



L’altra sera, giusto per trascorrere un po’ di tempo senza pensare all’assenza del mio adorato Morfeo che mi manca come l’aria che respiro, mi sono messa a seguire un documentario su National Geographic.
“Gender: la rivoluzione”.
Un titolo, un programma.
Mi aspettavo qualcosa di sconvolgente (in senso buono, intendo), che aprisse la mia mente su nuovi orizzonti che magari non conosco.
In realtà ho solo trovato confusione, una grande confusione.
Così ho pensato di scrivere un posticino per chi, come me, non capisce come mai facebook inserisce 58 (non scherzo) voci distinte per tentare di definire cosa sia una persona: cisgender, pangender, persona pronominale...
E come facebook, lo fanno anche tantissimi altri social network.

Perciò occorre fare chiarezza.

Cos’è il gender?
Facilissimo: scartate le teorie ideologiche, scartate i guru dell’antibiologia. Il gender è il sesso biologico o l’identità sessuale: nasciamo tutti con un sesso assegnato dai nostri geni.
Maschi o femmine, eccezione fatta per l’ermafroditismo (ora lo chiamano intersessualità) che secondo l’OMS è “una disfunzione genetica che va curata dopo un lungo percorso medico attraverso una riassegnazione del sesso concordata fra paziente, famiglia, analista e chirurgo”.

Facile? Sì.
Passiamo all’identità sessuale, che è come ci percepiamo.
Sei uomo, sei donna e stai bene come stai? Tranquillo, stai benissimo e sei un cisgender.
Sei invece nato uomo ma il tuo ipotalamo dice che sei donna (o viceversa)? Tranquillo, va benissimo lo stesso! Semplicemente, dopo un lungo percorso con medici e analisti, farai ricorso a una serie di cure ormonali e interventi chirurgici che ti assegneranno al sesso cui senti di appartenere.
E questo ti pone nei transgender.

Ci siamo?
Bene, andiamo nel mondo dell’orientamento sessuale.
Ovvero: sei un uomo (o donna) e ti piacciono le donne? Ti piacciono gli uomini? Ti piacciono entrambi?
E allora?
Nessun problema, come direbbe Woody Allen “basta che funzioni”.

E infine passiamo all’educazione gender.
È quell’insieme di credenze e pregiudizi culturali che portano a cliché come “le femmine mettono la gonna e stanno in cucina” oppure “i maschietti vestono d’azzurro e giocano a calcio”.
Penso che il fulcro della confusione sia tutto qui.
Se tuo figlio si chiama Carlo (Cracco, magari) e sta in cucina felice e contento, che male c’è?
Se tua figlia si chiama Angela (Merkel, magari) ed un Premier politico che non spadella tutto il giorno, che male c’è?

Non sono i gusti personali dei bambini né un’educazione aperta a influenzarli negativamente.
Sono semmai gli stupidi che vanno avanti a stereotipi da uomini delle caverne, che hanno sempre qualcosa da dire su tutto e tutti e che non si fanno mai un bel panino di affari propri.
Facile, no?


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, certi programmi sono come la calamita attirano che non riesci ad cambiare canale. Ora io mi sto riprendendo da quel brutto male ai polmoni e piano piano ritornerò come ero tanto tempo fa.
Ciao e buon fine settimana cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Francesca A. Vanni ha detto…
Proporrei nelle scuole questo post che spiega in poche e semplici righe un "dilemma" che genera solo confusione.
E come diceva Andy Warhol: lasciamo le etichette ai vestiti!
Baci, Franny
ahuahuahuahua
mi sono persa la puntata però il tuo sunto è stato esilarante e completo e come dico sempre bisogna essere ciò che ci fa star bene ;)
buona serata a presto

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