Il reuccio Villa



Per tutti è il "reuccio" della canzone italiana, volto sereno e sorridente, una voce profonda, potente e squillante.
Era nato a Trastevere, la madre si chiamava Ulpia, faceva la lavandaia, e vendeva al capolinea del tram dolcetti fatti in casa.
Il padre Pietro (ciabattino, poi vetturino e acquaiolo) entrava e usciva con frequenza da Regina Coeli: per le idee antifasciste e le sbronze moleste.
Abitavano in subaffitto presso una zia.
Per guadagnare i primi soldi Claudio aveva ereditato il mestiere del padre, andando a riempire di notte i fiaschi dell’Acqua Acetosa.
Poi aveva scoperto di avere una bella voce ed era stato ingaggiato dal glorioso Ambra Jovinelli.

Era il 1944.
L’anno dopo, però, si ammalò di tubercolosi.
Il medico gli consigliò di smettere con il canto, ma lui sfidò la sorte, scegliendo la strada del pneumotorace.
Non poté cantare a voce piena e nei primi tempi, fu costretto a ricorrere alla tecnica del falsetto, con i ghirigori e i filati.

Nel 1947 incise il suo primo disco inciso per la PARLOPHON, nel 1950 arrivò la consacrazione con due grandi successi: Luna rossa e Manuela.

Villa curava molto il proprio aspetto, esibiva le proprie conquiste, ma filava diritto sotto il pugno di ferro della madre Ulpia, che gli sequestrava anche i guadagni perché, secondo lei, il figlio era uno spendaccione e li avrebbe dilapidati con le donne.
E in fatto di donne, sembra che Claudio Villa abbia fatto autentiche stragi.

Nel 1952 sposò Miranda Bonansea, doppiatrice cinematografica e soubrette.
L'anno seguente ebbero un figlio.
Il matrimonio con Miranda Bonansea durò dieci anni e finì malamente.

In quel periodo cominciarono le partecipazioni di Villa al Festival di Sanremo, del quale vinse ben quattro edizioni:
nel 1955 con  “Buongiorno Tristezza”,
nel 1957 con “Corde della mia chitarra”,
nel 1962 con “Addio, addio”,
nel 1967 con “Non pensare a me”.

La sua carriera è stata segnata da una grinta unica.
Non solo dal punto di vista interpretativo, così graffiante e accorato che lo rese unico, ma anche da quello caratteriale: Claudio Villa lottò per la musica italiana e lo fece partecipando sia alle manifestazioni canore, che attraverso le sue partecipazioni cinematografiche.
Cercò di tutelare i cantanti italiani, contro la moda esterofila dell’importazione degli artisti stranieri.

Nel 1973 scoppiò il primo scandalo: Villa si innamorò di Patrizia Baldi, figlia di un suo amico.
Tra i due c’erano trentun anni di differenza: lui ne aveva quarantasette e lei sedici.
Si sposarono in Campidoglio, il 18 luglio del 1975, quando lei raggiunse la maggiore età.
Nessuno scommise granché sulla durata di questo matrimonio che, invece, sarebbe resistito fino alla morte di Villa, allietato dalla nascita di due bambine.
Nel frattempo, saltarono fuori le liste della P2 e tra gli iscritti c'è anche il "reuccio".
Si sarebbe scoperto in seguito, che Villa non pagò mai le quote d'iscrizione.

Altro scandalo nel 1986: in un lungo memoriale, una ballerina raccontò di avere avuto due figli, un maschietto e una femminuccia, da una lunga relazione con Claudio Villa. Inoltre, lui non li avrebbe mai aiutati.
Cominciò la battaglia legale e Villa scrisse la propria biografia intitolata "Una vita stupenda".

Al ritorno dall’ennesima tournée in Giappone il 2 gennaio 1987, venne colto da un infarto.
Poi l’intervento chirurgico a Padova e, il 7 febbraio, il decesso.
Villa è stato un uomo orgoglioso e spavaldo, ma anche generoso e sincero.

Io aggiungerei che Claudio Villa è stato soprattutto un grande artista, ascoltavo le sue canzoni quando ero bambina e la sua voce mi ha sempre ricordato i momenti della mia infanzia.
Per questo voglio condividere con voi una delle canzoni più belle che ha interpretato, “Un amore così grande”, già cantata da Mario del Monaco nel 1976.

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