Insieme raccontiamo #19

Un lunedì mattina cominciato come sempre: doccia, colazione e via al lavoro. Siccome ero in super anticipo decido di andarci a piedi. Di solito preferisco usare la bicicletta e col senno del poi avrei fatto bene ad usarla.
Camminavo tranquillamente sul marciapiede quando sono stata travolta è gettata con violenza sul marciapiede da un ragazzo che sfrecciava come un matto sul suo skateboard.
Il disgraziato è scappato ma per fortuna alcuni passanti mi hanno soccorso e chiamato un’ambulanza. Morale ora mi ritrovo con una gamba rotta e dovrò portare il gesso per una quarantina di giorni.
Pazienza, vorrà dire che ne approfitterò per riposare.
Ora passo al gioco di Pat.


Come di consueto partecipo all’iniziativa di Patricia Moll, Insieme raccontiamo #19 (le regole come sempre si trovano sul suo blog).
Il tema di questo mese sono gli occhi (oppure lo sguardo).



Questo è l’incipit di Patricia:
“Il loro era stato un incontro casuale. Una di quelle occasioni che si verificano una volta sola nella vita.
Il destino aveva fatto tutto da solo. Si erano incrociati e quegli occhi lo avevano ammaliato.
Era come se lo avessero invitato a pensare. Quasi a rimestare nel suo passato. E ora...”

Tutto era cambiato, un cambiamento impercettibile che non aveva notato subito. Come aveva fatto a non accorgersene, si domandò James chiudendo la finestra per tenere fuori l’aria fredda della sera.
Ripensò al loro incontro, e sorrise.
Pioveva quel pomeriggio di settembre, e lei stava ammirando estasiata una delle opere che James aveva esposto in una della più prestigiose galleria della città.
Universo infinito, così lo aveva chiamato.
E un universo infinito gli erano sembrati i suoi occhi quando si voltò verso di lui.
Non aveva mai visto uno sguardo così profondo, capace di scavare nell’anima e lasciarvi un segno indelebile.
Fu la sua voce calda e sensuale a scuoterlo quando la sentì chiedere: mi scusi conosce per caso l’autore di quel dipinto? Sarei interessata all’acquisto.
Lui non era mai stato una persona molto estroversa, se poteva evitava ogni contatto umano, le persone non gli piacevano ma tuttavia c’era qualcosa in quella ragazza che lo attirava come una calamita.
Senza rendersene conto sentì la sua voce rispondere: ce l’ha davanti, mi presento, sono James Taylor. Vide le sue gote arrossarsi mentre pronunciava il suo nome: Laura Foschi.
Roma aveva visto sbocciare il loro amore: nel giro di un mese avevano trovato casa vicino a Piazza di Spagna e si erano sposati scegliendo una cerimonia intima. La ricordava ancora con quel suo corto abito giallo a fiori e i lunghi capelli trattenuti da un fermaglio d’argento a forma di farfalla che le aveva regalato come dono di nozze.
Era bellissima e mentre pronunciava il suo sì, si era perso ancora una volta nei suoi meravigliosi occhi verdi.
Gli anni erano passati velocemente e anche se non avevano avuto figli la loro vita era stata piena di felicità e amore. Laura era la sua musa, la ritraeva sempre in ogni suo dipinto, era il fulcro della sua esistenza.
Poi qualcosa era cambiato, lieve come la neve quando cade di notte.
Alzheimer, aveva detto il medico pronunciando quella parola come una condanna a morte.
Laura si era persa, giorno dopo giorno, nei meandri della sua mente.
Gli avevano consigliato di metterla in un istituto, di affidarla ad altre mani, ma le uniche mani che potevano prendersi cura di Laura erano le sue.
Aveva smesso di dipingere per dedicarsi totalmente a lei e poco importava se spesso Laura non si ricordasse di lui: per James quei momenti erano comunque preziosi e gli bastava perdersi nei suoi immensi occhi per ritrovarsi di nuovo insieme, felici come il primo giorno sotto il cielo di Roma.
James accese la luce e si accomodò sulla poltrona accanto al letto.
Laura si era svegliata, sembrava stranamente lucida.
Le sorrise, prendendole la mano.
Perché hai chiuso la finestra? Mi piace l’aria fredda della notte, gli disse.
Sei raffreddata, il freddo potrebbe peggiorare le tue condizioni.
Laura lo guardò negli occhi: grazie per non avermi abbandonata. So che presto non mi ricorderò più di te e questo mi fa male.
James le accarezzò il viso, sempre bello come il primo giorno.
Non preoccuparti, amore mio, i miei ricordi basteranno anche per te. Saranno i tuoi occhi a parlarmi come hanno sempre fatto.
Laura sorrise.
Sì per sempre, disse, prima di sprofondare nel buio della mente.


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, trovo che voi messe assieme raccontando sia veramente bello!!!
Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Patricia Moll ha detto…
Ofelia, quanto mi dispiace!!!! Ma dimmi tu!
Proprio in quel momento doveva passare quel pazzo?
Ed è pure scappato... menomale che gli altrinon hanno girato la testa dall'atra parte e ti hanno aiutato.
Buona guarigione stella e grazie perchè nonostante tutto haqi trovato tempo per me!

Dolcissimo il tuo finale! Degno di un amore grando come il mondo.
Bacio!
Bellissimo, delicato, mi ha commosso.
Verbena C. ha detto…
Gli occhi, i protagonisti all'inizio e alla fine di questa bella storia d'amore. Mi piace, brava. ♥
Ofelia Deville ha detto…
Grazie!
Ofelia Deville ha detto…
Cara Pat, per le cose belle il tempo si trova sempre.
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
Grazie caro amico!
Francesca A. Vanni ha detto…
Tralasciamo il minus habens che ti ha presa dentro, l'importante è che hai "solo" una gamba rotta. Anche se è una seccatura, almeno non è accaduto di peggio.
Bello questo tuo racconto, mi ha commossa e hai saputo trattare una malattia difficile come l'Alzheimer con delicatezza.
Baci e riposa,
Franny
Mirtillo14 ha detto…
Mi spiace per quel che ti è capitato, e poi quel ragazzo è pure fuggito !! Meno male che c'è stato chi ha chiamato un'ambulanza. Dai, un mese passa in fretta,approfittane per riposarti e dedicarti ai tuoi passatempi preferiti.
Molto bello il racconto. Un saluto
In bocca al lupo per la tua salute.
Saluti a presto.
Arwen Elfa ha detto…
Bel racconto delicato ed intenso al tempo stesso
Brava
Buon pomeriggio ed ottima continuazione di settimana
Mariella ha detto…
Che bel racconto Ofelia, dipingi con mano delicata uno dei mali terribili di questa nostra epoca decadente. Mi spiace per quel che ti è successo, non ci voleva. Abbi cura di te e a presto.
Marina Zanotta ha detto…
Bel finale Ofelia, profondo.
Rimettiti presto! Prude già il gesso? :D
Regina 'Irene Z.' ha detto…
Ecco, quello che è successo a te è esattamente il mio incubo persistente quando cammino in una qualsiasi strada portando per mano i miei bambini. Solitamente temo i motorini e le macchine, ma adesso farò attenzione anche agli skatebordisti e simili 0-0... Mio marito dice che sono pazza, gli farò leggere il tuo post!... Spero tu guarisca presto, in compenso cerca di sfruttare al meglio il tempo a riposo ;))

Il tuo finale è magnifico! Potrebbe essere la trama di un vero e proprio romanzo. Sarà che ho un debole per le storie di struggente amore, ma io me lo divorerei senza pensarci due volte.

Brava!

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