Largo alla generazione degli analfabeti funzionali


C’è qualcosa che non va.
Niente di grave, non preoccupatevi, è soltanto un piccolo ma sempre più percettibile cambiamento che riguarda il mio lavoro di logopedista.
Negli ultimi due anni si sono presentati sempre più genitori con figli in età preadolescenziale o adolescenziale (due ottimi motivi per ricordarsi quanto è deleterio avere figli) chiedendo di rieducare i loro ragazzi.

Ragazzi normalissimi. Non mi si fraintenda, qui non si parla di discriminazioni.
Per “normalissimi” intendo dire che non hanno subito incidenti tali da rovinare l’area del Broca (quella deputata alla parola), non sono persone con impianti cocleari che devono quindi imparare a esprimersi correttamente, non hanno alcun ritardo mentale né problemi di apprendimento.
Eppure sono arretrati, hanno evidenti problemi nello sviluppo della parola, nell’espressione cognitiva del pensiero e tutto questo si riversa tanto sull’esercizio della scrittura quanto nell’apprendimento scolastico e non scolastico con tutte le conseguenze negative del caso.

Ho deciso così, insieme ad alcune mie colleghe, di approfondire questo problema sempre più evidente e fare una ricerca.
Chi sono questi nuovi pazienti in costante crescita?
Sono i MILLENNIALS.
Non spaventatevi, ora vi spiego tutto.
I sociologi hanno deciso di attribuire un nome alle persone nate nei decenni post secondo dopoguerra.
Ci sono i Baby Booms (anni 50 e 60), la generazione X (anni 70), la generazione Y (anni 80), i 2.0 o Bambini Indaco (anni 90) e dal Duemila insù ecco i Millennials (detti anche 3.0. Si evolvono come le penne usb, fateci caso).

Perché questi ragazzi hanno così tanto bisogno di venire da persone come me, che siamo dei "rieducatori"?
Perché i Millennials sono analfabeti funzionali ovvero ragazzi alfabetizzati che tuttavia scelgono di non applicare le loro conoscenze e quindi diventano “analfabeti di ritorno” perdendo la capacità di utilizzare tanto il linguaggio orale quanto quello scritto per formulare pensieri ed esprimere concetti.
Eppure sulla carta questi giovani hanno tutto: ricevono un’educazione, hanno famiglie che si occupano di loro anche ben oltre l’età del diploma, possono usare internet, viaggiare...
Dunque?
Perché gli esperti sono giunti a dire che la triste verità è che l’identità Millennial si fonda sul nulla, e che i Millennials non hanno ancora prodotto niente di utile per lo sviluppo culturale della società, e probabilmente mai lo produrranno?

Perché è vero, triste ma vero.
Non è colpa delle famiglie, né della società, tanto meno di Internet.
Viviamo in un’epoca in cui, grazie a internet, chiunque volesse approfondire il cinema swahili, la musica folk armena o la letteratura fantascientifica peruviana, non avrebbe nessun problema a farlo. Allora perché le nuove generazioni si intossicano di film e musica commerciale? 
Il problema dei Millennials, alla radice, è solo uno: la tendenza a richiedere la pappa pronta sempre e comunque. 
Piuttosto che fare lo sforzo di partecipare ad una produzione culturale, sia come produttore che come ricettore, i giovani d’oggi preferiscono che siano i circoli di vecchi in giacca e cravatta nei palazzi di vetro a decidere quale cultura debbano subire.

Cosa posso dire?
Sinceramente l’idiozia rampante di questi Milllennials (per fortuna non sono tutti, ma purtroppo gli analfabeti funzionali costituiscono un’alta percentuale) mi lascia perplessa ma alla fine di questa mia riflessione mi sovvengono le parole della mia saggia nonna: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, il giorno d'oggi avere un lavoro è una cosa molto importante!!!
Ciao e buona domenica cara amica con un abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Patricia Moll ha detto…
Analisi dolorosa la tua se pensiamo che tendenzialmente dovrebbero essere il futuro. Da quello che vedo in giro però ti do ragione.
Troppo comodi, troppo abituati ad avere con un clic, non sanno come si fa a produrre per poter ottenere.
La colpa? Io direi di molti, di tutti coloro che hanno permesso che questa comodità, chiamiamola così, prendesse il sopravvento.
sinforosa c ha detto…
La tua nonna, come le persone che hanno fatto fatica per raggiungere degli obiettivi e quindi sagge, diceva bene. Purtroppo oggigiorno dilaga sempre di più il pressapochismo.
Buona domenica e grazie per questo interessante post.
sinforosa
Concordo con la tua conclusione e ti faccio i complimenti per il post. Potevi essere troppo tecnica, ed invece sei stata chiara e diretta.
Francesca A. Vanni ha detto…
I ragazzi di oggi (e pure qualcuno della generazione 2.0) sono ammalati di comodità: vogliono tutto senza sforzo e si adagiano sulla rete e i media senza imparare a pensare.
Io la chiamo generazione bambagia e condivido il tuo pensiero.
Baci, Franny
Andrew Next ha detto…
Non vedo grosse differenze allora.
I millenials hanno al massimo 17 anni. Ho visto che roba scrivevo a quell'età... ed io, rispetto alla mia classe scrivevo benino. A rileggere quella roba mi si è accapponata pure la pelle dei capelli.
Ofelia Deville ha detto…
Ciao Andrew, benvenuto.
Il problema che investe i giovani millennials si chiama involuzione del linguaggio e non c'entra nulla col modo gergale di comunicare che un po' tutti gli adolescenti delle passate generazioni hanno usato.
Questo è un problema di sviluppo del linguaggio, che poi continuerà a ripercuotersi anche in età adulta.
Già alcuni nati della generazione 2.0 hanno fatto da precursori, purtroppo: sono i famosi "vabbé" "eppoi" "eordunque", quelli che non ricordano le pronunce esatte, sbagliano i verbi o si inceppano se devono sostenere un discorso.
Immagina tutto questo amplificato a mille, che si ripercuote anche nello scritto e a volte nel calcolo.
Questo è il problema dei millennials.
Un saluto, Ofelia
Ofelia Deville ha detto…
Un abbraccio a te!
Ofelia
Ofelia Deville ha detto…
Grazie Daniele, a quanto pare sono riuscita nel mio intento!
Un saluto,
Ofelia
Ofelia Deville ha detto…
Un abbraccio a te,
Ofelia
Ofelia Deville ha detto…
Esattamente.
Questi ragazzi "tutto subito" non capiscono l'importanza dello sforzo, il che spiega questo adagiarsi.
Un saluto,
Ofelia
Ofelia Deville ha detto…
Grazie a te per essere passata, torna pure quando desideri!
Un abbraccio,
Ofelia

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