Cercasi italiano leggente



 
Immagino sia chiaro a tutti voi che mi seguite quanto io ami leggere.
E quanto anche non presti attenzione ai vari commenti che si susseguono come tanti pettegolezzi di paese attorno ai libri.
Tuttavia ogni tanto, vuoi perché mi accosto ad un autore nuovo o vuoi perché sono incuriosita, mi soffermo a leggerne qualcuno.
Immancabilmente ciò mi procura un grande stupore, non in senso positivo.

Trovo sempre più commenti riguardo i libri che mi lasciano a dir poco perplessa.
Voglio discutere insieme a voi riguardo quelli che mi hanno colpita più negativamente.

Il primo è questo: la storia è troppo complicata perché ci sono troppi personaggi.
Io che sono cresciuta in anni in cui leggere significava “fare qualcosa da grandi” dal momento che di libri per ragazzi non ce n’erano poi così tanti e quindi si presupponeva che leggere fosse un lavoro mentale bello ma anche un po’ impegnativo, mi domando: dunque?
Cosa significa “ci sono più di due personaggi”?
È un presupposto sufficiente per non leggere una storia?
E poi, sinceramente, non penso di avere mai trovato un libro con due soli personaggi.
Quindi non capisco.

Il secondo commento che mi spiazza sempre è quest’altro: l’autore doveva gestire la situazione con più punti di vista.
Dannata Meyer (la creatrice di Twilight, la saga vampiresca che ha spopolato fra gli adolescenti) che ha dato il via a questa barbara usanza.
Nei libri che sono solita leggere l’andamento della storia è fluido.
Prendete, per esempio, un romanzo di Agatha Christie: siamo condotti attraverso l’indagine e vediamo le diverse situazioni come se ne fossimo anche noi protagonisti.
Perciò è normale ascoltare Poirot (o Miss Marple), sentire gli altri personaggi replicare e cercare di farsi un quadro della situazione mentre si procede con la storia.
Adesso no.
Ora va di moda la stupidissima idea dei punti di vista.
E io dico: a cosa mi serve leggere quaranta volte la stessa scena con “il pensiero di tizio” e poi “il pensiero di caio” e via discorrendo?
È una bella trovata per quegli autori contemporanei (purtroppo ce ne sono) della nuova scuola che non sanno come scrivere una storia e quindi perdono tempo.

L’ultimo commento, e qui in genere rido, è: il libro è troppo verboso.
Verboso significa prolisso nel parlare e nello scrivere.
Non ho idea di quali siano i vostri gusti, ma quando leggo un libro io mi aspetto che sia verboso: voglio descrizioni accurate, dialoghi sviluppati, una narrazione che mi conduca passo dopo passo all’interno della storia e che mi faccia pensare, congetturare, riflettere.
Insomma, esigo un libro e non un telegramma!

Ma perché si trovano così tanti commenti stupidi (ce ne sono anche di peggiori, rispetto a quelli che ho citato) riguardo i libri?
La risposta ci viene fornita da questo articolo, di cui riporto un trafiletto:

Meno di metà della popolazione nel nostro Paese legge libri. E per di più la lettura di libri nel tempo libero è in forte calo. Abbiamo perso 3 milioni e 300 mila lettori dal 2010 ad oggi. È un problema serio che va affrontato.
Ma cosa c’è dietro questi bassi livelli di lettura di libri? I problemi sono di varia natura.
La lettura è condizionata dalla capacità di comprendere ed interpretare in modo adeguato il significato di testi scritti. C’è bisogno di una competenza di base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle informazioni. Questa capacità, la cosiddetta «literacy», è molto bassa nella popolazione adulta in Italia, molto più bassa della media Ocse.
Quindi, che il titolo di studio sia cresciuto non è stato sufficiente.
Lo sosteneva il compianto illustre linguista Tullio De Mauro che dobbiamo «sconfiggere l’analfabetismo di ritorno», battere sulla formazione degli adulti, sulla riduzione delle disuguaglianze, perché la lettura possa riprendere a crescere.
Inoltre, una riflessione va fatta sul forte calo della lettura di libri da parte dei giovanissimi negli ultimi anni. Si è diffusa ad una velocità incredibile, soprattutto tra gli adolescenti, la lettura di contenuti sui media digitali, una lettura più breve, più veloce e anche più discontinua e meno impegnativa.

Conclusione: c’è poco da ridere e tanto di cui vergognarsi.


Commenti

Post popolari in questo blog

Fermiamo la legge che vuole uccidere i nostri amici cani!

Una foto e...

In punta di piedi nel mondo di Patricia Moll