Insieme raccontiamo # 20


Come di consueto partecipo all'iniziativa di Patricia Moll, Insieme raccontiamo #20 (le regole come sempre si trovano sul suo blog).

Porca miseria! Era in ritardo e si era pure persa. Non essere capace a leggere le cartine era grave e non avere il gps era pure peggio.
Da quello che ricordava non doveva attraversare un bosco ma una città. Menomale che ne stava uscendo e forse così avrebbe incontrato qualcuno a cui chiedere informazioni. E magari far benzina... accidenti! Il serbatoio era quasi vuoto. Ma non aveva fatto il pieno prima di partire? Forse l’auto aveva qualche problema o sbagliando strada l’aveva allungata....
“E come mai è così buio ?” si chiese.
Lasciata l’oscurità creata da quegli enormi castagni così alti da non lasciarle intravedere il cielo, aveva sperato nel sole e invece...
“Ci mancava ancora il temporale!”
Tuoni e fulmini a raffica e là, nel prato alla sua sinistra… la casa… quella che aveva sognato la notte precedente e quella prima ancora. Da settimane la sognava ormai.
Vecchia, in pietra, con una torretta su un lato… costruita su un terreno incolto a fianco di un fosso pieno di acqua… sotto un cielo nero che illividiva a causa dei lampi violenti come esplosioni nucleari.
E quella finestra a piano terra illuminata...
L’auto inchiodò improvvisamente come se avesse premuto di colpo il freno ma lei non lo aveva nemmeno sfiorato.

Poi niente.
Rachele non ricordava più cosa fosse successo, era come se per un lungo periodo le luci sul palcoscenico della sua vita si fossero spente.
E quando le luci si erano riaccese aveva visto tanta gente che piangeva. Gente vestita di nero.
Cosa ci faceva tutta quella gente in chiesa?
E dov’era sua madre? E suo fratello?
Si fece largo tra le persone domandando a gran voce cosa fosse accaduto, ma nessuno sembrava sentirla.
Poi vide sua madre tra le braccia di suo fratello. Piangeva anche lei, le spalle fragili scosse dai singhiozzi ed il volto di suo fratello era segnato dal dolore. Quel dolore così intenso e profondo che solo chi amava veramente poteva provare.
Come quando era morto suo padre, dopo una lunga e dolorosa malattia. Come quando aveva perso il suo amato gatto Fred.
Ma per chi stavano piangendo?
Decise di avvicinarsi al feretro deposto ai piedi dell’altare: adesso o mai più, doveva vedere chi c’era là dentro.
Le occorse un attimo per capire che la persona stesa all'interno di quella bara nera era lei.
Era irriconoscibile.
“Cosa mi è capitato?” si chiese “Ehi gente, io sono qui! Non fate scherzi, mi vedete? Mamma, smettila di piangere, guardami! Sono qui!”
Sfiorò il legno freddo della bara e all'improvviso ricordò.
Quella sera, sotto una pioggia battente, era salita in macchina per sfuggire al suo ex, un uomo violento con cui non voleva avere più niente a che fare.
Lui l’aveva inseguita, poi improvvisamente la sua auto si era fermata e disperata era scesa cercando di raggiungere in fretta la casa che aveva intravisto oltre gli alberi per chiedere aiuto.
Forse non aveva corso troppo in fretta.
Lui l’aveva afferrata per i capelli. Una, due, tre... aveva perso il conto di quante volte la lama del coltello aveva penetrato la sua carne.
Aveva sentito la vita scorrere via insieme al sangue, poi era sceso il buio.
E adesso?
Adesso il suo corpo giaceva in quella bara e il suo spirito non trovava pace.
Di colpo sentì la rabbia ribollire in lei come un fiume di lava. Che fine aveva fatto, lui?
Dov'era?
Se la sarebbe cavata?
Sì, certo, quante volte lo aveva letto sui giornali.
Avrebbe recitato la parte della vittima, un bravo avvocato avrebbe insinuato il dubbio dell’infermità mentale temporanea e lui se la sarebbe cavata con poco e una volta libero avrebbe trovato un’altra donna come lei.
No, decise Rachele.
Questo non poteva permetterlo.
Mentre le note dell’organo riecheggiavano per la chiesa, voltò le spalle ai presenti e svanì in una nuvola di luce.
Lo avrebbe trovato e lo avrebbe condotto nell'unico posto da cui non sarebbe mai potuto tornare indietro: il nero inferno.

Commenti

Mirtillo14 ha detto…
E speriamo che così sia stato per tutte le vittime di violenza , che siano riuscite a scovare il loro carnefice e a condurlo nel nero inferno !!
Brava per il tuo racconto e un saluto
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, devo ammettere che siete brave! E molto bene organizzate, compimenti care amiche.
Ciao e buona giornata con un abbraccio e un sorriso:-) se anche il tempo è piovoso.
Tomaso
Olivia Hessen ha detto…
Bello, bello, bello.
Crudo, veritiero, toccante. Per non dimenticare tutte le donne che vengono derise, umiliate e uccise ogni giorno e per cui il mondo fa troppo poco.
Un bacione!!!
Sentito, intenso, struggente, attuale, davvero un ottimo racconto, per un tema che non va mai dimenticato perché purtroppo ancora attuale e drammaticamente presente nelle notizie dei tg quasi quotidianamente. So quanto senti questo tuo passo e si avverte nelle parole di dolore e di fuoco che sono all'interno di esso.
Mi hai commosso profondamente. Un abbraccio.
Ofelia Deville ha detto…
@Tomaso
Grazie amico mio :-)
Ofelia Deville ha detto…
@Mirtillo14
Speriamo che sempre più donne riescano a salvarsi, speriamo in una legge più giusta, che punisca veramente e con severità questi assassini.
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
@Olivia Hessen
Grazie ragazza bella.
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti il Rockpoeta®
Grazie Daniele per le tue parole. Come ben sai è un argomento che mi tocca da vicino e ancora oggi nonostante di tempo ne sia passato, la paura e il dolore non mi lasciano mai.
Trovo vergognoso che in un paese che si definisce civile come l'Italia si faccia ben poco per arginare questo orribile fenomeno.
Un abbraccio!
Arwen Elfa ha detto…
E' un argomento molto delicato, Brave
Speto fortemente che le cose possano cambiare e che venga finalmente creata una legger più gisuta, ma soprattutto che vengano davvero puniti i responsabili
Buon pomeriggio Ofelia ed ottimo fine settimana in arrivo
Francesca A. Vanni ha detto…
Un grande applauso, questo racconto è un bellissimo spunto per riflettere sul problema della violenza contro le donne e su quanto il nostro Stato faccia (pochissimo) per fermare questa piaga.
Un abbraccio, Franny
Patricia Moll ha detto…
E' un racconto toccante e doloroso ma vivo, sentito.
Purtroppo più attuale di quello che si vorrebbe.
Grazie Ofelia! Bacio!
Ofelia Deville ha detto…
@Arwen Elfa
Lo speriamo tutte.
Grazie e buon fine settimana anche a te!
Ofelia Deville ha detto…
@Francesca A. Vanni
Grazie Francesca, speriamo che dalla riflessione chi deve passi anche all'azione, nessun'altra donna dovrà essere vittima di questi mostri.
Un abbraccio e buon fine settimana!
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
Hai ragione, la violenza sulle donne purtroppo è un fenomeno sempre di più in crescita e chi deve fare qualcosa per fermare questa violenza fa ben poco.
Un abbraccio e buon fine settimana!
Santa S ha detto…
Finalmente l'ho letto con calma... Non poteva non venirmi alla memoria Ferite a morte. E non ho potuto fare a meno di "rallegrarmi", spero tu mi conceda questo termine inappropriato, ma istintivo, alla lettura delle battute finali.
Io sono contro la violenza, ma appartengo alla famiglia animale e non disdegnerei la legge del taglione. Bisogna che il carnefice viva le sofferenze della sua vittima.
Grazie!
Giuseppe Marino ha detto…
Bellissimo. Complimenti. Molto attuale. Se può interessarti anche io ho partecipato a questa iniziativa e per la prima volta.
Ofelia Deville ha detto…
@Santa S
Cara Santa, istintivamente la legge del taglione è la prima cosa a cui si pensa, ma questo ci abbasserebbe al loro livello. Ci vogliono leggi che tutelino davvero chi subisce abusi e pene severissime per questi bastardi.
Grazie a te e buona giornata!
Ofelia Deville ha detto…
@Giuseppe Marino
Grazie per essere passato, ricambio la visita con molto piacere.
Ofelia

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