Far finta di essere sani...

“ "Pensavo che quando ad ognuno fosse stato possibile esprimersi liberamente e scambiare idee ed informazioni il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo"
Amara la riflessione di Williams anche su internet in generale. "E' guasta", prende atto l'ex Ceo di Twitter, spiegando di aver maturato questa convinzione già da diversi anni e che le cose vanno sempre più peggiorando. "E che sia guasta è sempre più evidente a tanta gente", aggiunge.
Nel corso della conversazione con il NYT si ricorda quindi come Facebook diffonde suicidi, pestaggi e omicidi in tempo reale mentre Twitter è diventato un covo di troll e di molestatori che appare impossibile fermare e le bufale - che siano diffuse per motivi economici o politici - dilagano.”


Che qualcosa non funziona è palese.
Ma non si tratta di Internet come strumento, bensì di chi usa Internet e di come lo utilizza.
Si tratta del marciume che devasta il nostro tessuto sociale, del decadimento dei costumi e di tutti i freni inibitori.

Internet, concepito nei lontani anni Settanta, doveva essere un mezzo di comunicazione generato soltanto per l’uso militare. Invece qualche anno più tardi si decise di ampliarlo anche al mondo civile e non si impose alcuna regola comportamentale né per gli utenti, né per i gestori.
Un altro saprofita che si nutre dei più bassi istinti umani e che li diffonde globalmente con una velocità incredibile.
Fateci caso: ogni giorno girano fotografie oscene, video ancora più osceni, notizie false, diffamazioni, minacce (e molto peggio) e per quanto si tenti di arginare questa piaga, essa continua ad espandersi a macchia d’olio.
E il problema si esterna ben oltre i confini della Rete, coinvolgendo anche i mass media e l’editoria.
Il voyeurismo è talmente amplificato e radicato che, volenti o nolenti, ci rende tutti spettatori di un gigantesco gioco al massacro.
Cosa spinge una persona a comportarsi come una bestia?

Due cose: la consapevolezza di trovarsi al sicuro dietro un monitor e la certezza che, mancando dei fermi paletti, niente e nessuno può fermarlo.
Esempio?
Per ogni account molesto che viene chiuso, dieci ne vengono aperti.
E nel caso in cui il responsabile viene individuato e arrestato, la pena che riceve è ridicola e irrisoria. Con un buon avvocato se la cava senza farsi un giorno di carcere.

E cosa fanno i gestori dei Social Network?
Niente.
I proprietari di Google offrono un servizio di controllo inesistente e si inventano controversie basate sull’aria fritta.
Mark Elliot Zuckerberg ha creato il mostro Facebook dove come nel far west vige la legge del più forte ed ecco che dilagano video e post dove la violenza viene servita a colazione, pranzo e cena e quando viene chiesta la rimozione dei contenuti il signor Zuckerberg si nasconde dietro il dito della privacy degli utenti e della non responsabilità di Facebook riguardo i contenuti divulgati.
I quattro fondatori di Twitter ora ammettono di aver creato un covo di troll e molestatori, ma non fanno niente per porvi rimedio.

E l’editoria on line?
È un troiaio.
Un giornale dice una cosa, l’altro smentisce, le bufale vengono fatte passare per notizie vere, non ci sono filtri e per poter pubblicare sulle nuove testate on line basta avere un account.
Addio al vecchio tesserino e all’albo dei giornalisti, con le vecchie regole che imponevano di verificare sempre se le notizie messe in circolo avessero vero fondamento.
L’importante è vendere, vendere, vendere per fare soldi e ottenere notorietà.
E questo vale tanto per i giornali, quanto per i libri.

I mass media?
Sono lo specchio di Internet.
La televisione offre spettacoli degni delle più infime arene, se l’insulto non vola non si fa audience.
Per non parlare dei casi umani sbattuti in prima serata e delle notizie dove bisogna avere più morti possibili, altrimenti non si attira il pubblico.

Vi faccio un esempio che, nemmeno a farlo apposta, si riallaccia al mio pensiero.
Avete sentito parlare di Blue Whale?
Non è la nostra amata balenottera azzurra, ma un “gioco” dove un ragazzo deve seguire 50 regole prima di togliersi la vita filmato da un altro ragazzo.
Ne avevano parlato Le Iene, ora ne parlano un po’ tutti.
Questo “gioco” è nato lo scorso anno in Russia su VK (il Facebook russo): quando un ragazzo si iscrive gli viene assegnato un tutor che deve verificare i suoi “progressi” e “accompagnarlo” per tutto il percorso “invitandolo” a vedere video con contenuti violenti, porno, horror, ad ascoltare musica depressiva, ad auto infliggersi ferite (che il ragazzo deve documentare con fotografie da postare sul suo profilo) sino al giorno del suicidio che avviene gettandosi dall’ultimo piano di un palazzo.
È vero?
Non è vero?
E chi lo sa!
Non ci sono prove né da una parte né dall’altra che confermino o smentiscano questa storia.
Però circolando in rete sta diventando virale, diventa terreno fertile per tanti giovani depressi, problematici e disturbati che così sono maggiormente esposti ai pericoli.

E Blue Whale è solo la punta di un gigantesco iceberg che dimostra una sola cosa: quello che ieri l’umanità salutava come progresso, altro non ha fatto se non riportarla indietro di secoli e secoli gettandola in un calderone fatto di ignoranza, paura e violenza.
Chiudere Internet non è la soluzione, tanto meno impedire la libertà di stampa.
Bisogna però creare nuove regole, e che queste vengano fatte rispettare.
Occorre che chi è predisposto al controllo faccia il suo lavoro con serietà e che gli Stati collaborino gli uni con gli altri per fermare questa spirale.
Globalità sì, ma positiva.


Commenti

Su facebook: per me c'è un disegno perché quando vogliono fare controlli li fanno IO su fb ero Daniele Verzetti Rockpoeta e tu vedi come scrivo sul blog, quindi immagina lo stesso modo di pormi su fb. ebbene fb a me ed a molti altri ha imposto di togliere il nickname lasciando solo il nome ed il cognome ed ha anche voluto la prova attraverso documento di identità inviato. Poi però altri con nomi bizzarri e video di ogni tipo li vedi impuniti ed impudenti postare sul web.

Twitter ci bazzico poco lo detesto sia per le ragioni da te espresse che per la limitazione dei 140 caratteri che porta inevitabilmente a dire solo sciocchezze e battute di spirito più o meno intelligenti.

I blog sembrano salvarsi da tutto questo proprio perché più liberi nel modo di esprimersi, più indirizzati al dialogo e rifugio di chi non ama quella volgarità social. Le regole ci sono basterebbe che le applicassero seriamente cosa che non fanno.

Un abbraccio
Daniele
Sciarada ha detto…
Da chi dovrebbero venire le regole da applicare a un tale sfacelo? Dai vertici infettati di quella società malata che si è diffusa in maniera virale su internet? Da quelli che strumentalizzano il malessere che hanno contribuito a creare per ingrossare le loro tasche e fanno pagare il conto agli onesti? Da quelli che restringono gli spazi di libertà perché hanno paura che gli si dica la verità? Cui prodest scelus, is fecit dicevano gli antichi, se tutto funzionasse come si deve le persone non sentirebbero la necessità di essere violente e non sarebbero istigate da imbecilli che puntano allo share e sfruttano anch'essi la fragilità di un vivere ai limiti dell'umano. Chi può, chi deve, provi a cambiare le premesse di questa società in cui i ragazzi sono disposti a morire per provare "un'emozione", internet e compagnia bella seguono a ruota. Un abbraccio Ofelia!
Patricia Moll ha detto…
Parole esatte le tue. Un post chiaro e completo in cui, come penso io, risulta che la colpa non è dei mezzi che si usano ma di chi li usa.
Come sempre, tantissime cose che potrebbero essere utili e di aiuto se ben usate, vengono adoperate in maniera oscena e costituiscono dano e pericolo.
I controlli e le punizioni mancano ma manca soprattutto il buonsenso, il comprendere come si usano certi mezzi così diffusi come i social.
Ci vorrebbe anche una notevole educazione al loro uso oltre ad una ancora più notevole educazione a ragionare con la propria testa senza credere bovinamente a tutto o lasciarsi coinvolgere in follie collettive.
Certo che il web cme cassa di risonanza per le scempiaggine è notevole! Molto diffuso, praticamente tutti lo bazzicano e non importa se si è pronti come maturità personale a farlo oppure no.
Francesca A. Vanni ha detto…
Ciao Ofelia,
non posso che non trovarmi in pieno accordo con questa tua profonda riflessione.
Internet, i media, l'editoria e i mezzi di informazione non sono né bene né male, sono solo strumenti.
È chi li usa che determina la differenza e per come sono bacate le menti di tante, troppe persone, purtroppo la differenza è sempre negativa.
Un abbraccio, Franny
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti il Rockpoeta
Ciò che hai scritto su facebook è successo a delle persone che conosco e non è stato piacevole.
Queste che i social applicano non sono però le regole necessarie a far funzionare bene le cose.
Ah, se ti interessa saperlo, richiedere un documento di identità o forzare un utente a fornire il numero di telefono è illegale. Sono cose che può richiedere SOLO la Polizia Postale.
Ofelia Deville ha detto…
@Sciarada
Io prendo con le pinze tutto quello che passa da Internet, soprattutto notizie come la Blue Whale.
Se ci sono effettivamente stati così tanti suicidi, sicuramente non è per provare "un'emozione" ma perché tali ragazzi hanno seri problemi psicologici, sono fragili, influenzabili e con un vuoto interiore immenso e mi chiedo dove fossero le loro famiglie.
Detto questo, io lascerei alla Polizia Postale e organi di pari competenza la gestione di Internet anche perché per fortuna, non tutti sono corrotti e incompetenti.
C'è ancora chi fa seriamente il suoi lavoro, e poi una bella fetta di responsabilità deve competere a noi utenti: basta mettere video porno, basta foto personali, basta troll, basta flame.
Iniziamo dal basso e segnaliamo se qualcosa non va.
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia e Franny
Vi accomuno nello stesso commento poiché avete espresso lo stesso pensiero.
Maturità, buonsenso, educazione, rispetto.
Queste sono le parole chiave che dovrebbe conoscere ogni utente, ogni persona che usufruisce di qualunque mezzo di informazione o comunicazione.
Ma purtroppo, come spesso accade, quei concetti finiscono nel gabinetto.
Lucrezia Ruggeri ha detto…
Io sono una ragazza anomala, non vivo di social e non sono chat dipendente.
Vado in rete se e quando posso/ mi va.
Detto questo, se trovassi un po' meno deficienti e pagine più sicure sotto tutti i punti di vista sarebbe meglio.
Qualquadra non cosa in rete!
Baciuz!!!

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