Le letture di Ofelia: "Giardini di Consolazione" di Parisa Reza

Talla e Sardar sono due bambini che vivono in un villaggio di montagna, sognano una vita migliore, s’innamorano, si sposano, lasciano i monti per andare a vivere alla periferia di Teheran.
Ben presto la famiglia si allarga e hanno un figlio, Bahram, che crescendo diventa uno studente brillante, appassionato militante della democrazia, che sogna una vita migliore di quella dura dei suoi genitori, frequenta ragazze di cui può vedere il volto non più nascosto dal chador.
Tutto sembra andare bene, il giovane è destinato al successo, ma la storia e la vita non sono il cammino trionfale del progresso e ben presto lui e i suoi genitori si ritroveranno fare i conti con un’altra realtà.

…Avvenne che una bella sera l’universo si infranse sugli scogli che i naufraghi avevano infiammato. Io vedevo brillare al di sopra del mare gli occhi di Elsa, gli occhi di Elsa, gli occhi di Elsa…

Dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso l’Iran, paese fortemente tradizionalista e con un impressionante tasso di analfabetismo, conosce un periodo di modernizzazione.  
Reza Khan, diventato Scià grazie a un colpo di Stato, limita il potere temporale degli Ayatollah, istituisce l’istruzione obbligatoria per tutti e proibisce l’uso del chador.
Dal 1950 al 1953 l’Iran vive addirittura un periodo di autentica democrazia con il governo Mossadeq, finito con un colpo di Stato pilotato dagli anglo-americani che porterà al ritorno dell’assolutismo e, pochi anni dopo, all’integralismo degli Ayatollah.
Giardini di consolazione  narra la storia di una famiglia iraniana durante quel periodo di apertura verso l’Occidente. I protagonisti vivranno sulla loro pelle i cambiamenti della condizione femminile, l’affacciarsi del benessere economico, lo sradicamento culturale, l’arroganza religiosa e i benefici dell’educazione.

…Un momento di vuoto, il fuoco, nient'altro. Poi Bahram pensa alla frase di Khalil Maleki, il capo del suo partito: “Dottor Mossadeq, la strada che ha preso lei porta all’inferno e noi la seguiremo fino all’inferno…”

Parisa Reza, scrittrice iraniana, vive  a Parigi dove vi si trasferì giovanissima per studiare.
“Giardini di consolazione”, è il suo primo romanzo. La storia che l’autrice racconta, mostra un paese arcaico, dove i contadini analfabeti prevalgono, dove la superstizione e le tradizioni più antiche sopravvivono, dove le donne esistono solo in quanto giovanissime mogli destinate alla procreazione e alla cura della casa e degli animali.

 …Sardar ha portato da Teheran un chador nero e un rubandeh bianco. Appena varcata la montagna ha chiesto a Talla di indossarli.  Le ha spiegato che nelle grandi città le donne portano il chador per nascondersi dagli sguardi degli uomini, come là vuole la religione. Talla accetta senza protestare, piuttosto divertita, addirittura entusiasta.
 Pensa che indossando il nuovo capo di abbigliamento entrerà a far parte di quel nuovo mondo.
Si è avvolta quindi nel vestito come fosse un gioco…

Commenti

Patricia Moll ha detto…
Amo queste letture, Ofelia, perchè ci permettono di conoscere meglio un mondo che non è il nostro ma che spesso diventa stereotipato dalle notizie tutte uguali che ci giungono atttraverso i tg vari.
Una voce locale che narra del suo Paese è tutta un'altra cosa.
Segno in lista.
Grazie e ciaoooo
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, questo racconto mi a completamente trasportato su quel giardino, con la mia fantasia!!!
Ciao e buon inizio della settimana con un abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Un libro interessante proprio per lo spaccato temporale che prende in considerazione
Francesca A. Vanni ha detto…
Sarà lettura interessante come lo è stata Persepolis di Marjane Satrapi.
Grazie per la segnalazione!

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