Triste storia contemporanea

C’erano una volta Andrea e Celeste.
Andrea e Celeste erano amici e compagni di classe.
Un giorno la maestra di italiano insegnò loro che le parole al singolare quando terminano con la A sono femminili mentre se terminano con la O sono maschili, e che le parole che finiscono con I o con la E al plurale sono rispettivamente maschili e femminili.
La U che invece stava un po’ antipatica a tutti non contava.
Andrea cominciò a essere preso in giro, perché il suo nome finiva per A e dunque non poteva essere un maschietto, mentre a Celeste chiedevano tutti quante bambine abitassero nella sua testolina perché se il suo nome terminava per E allora lei doveva essere più di una.
Passarono gli anni, in un modo o nell’altro, e giunse per Andrea e Celeste il momento di trovare lavoro.
Andrea voleva diventare oculista, ma gli fu negato questo lavoro perché l’oculista era una professione femminile visto che la parola terminava con A.
Celeste voleva diventare un commissario di polizia ma le fu negato questo lavoro perché la parola commissario terminava per O e dunque indicava una professione maschile.
Andrea e Celeste furono disoccupati e infelici.
(fine della storia)

C’è poco da ridere.
È notizia di pochi giorni fa che l’architetto bergamasco Silvia Vitali con l’appoggio delle colleghe Francesca Perani e Mariacristina Brembilla ha ottenuto la possibilità di usare il titolo architetta.
Buona parte del popolo italiano esulta e parla di equità, di riconoscimento e parità dei sessi.

Io non esulto, anzi penso che questo episodio sia un esempio di come ancora l’Italia sia un paese ammantato di bestiale stupidità e si attacchi a insulse questioni che la fossilizzano.
A, E, I, O, U... sono soltanto semplici lettere.
Così come un titolo o un nome sono solo un titolo o un nome.
E nella lingua italiana esistono nomi che possono essere declinati al maschile o al femminile (cuoco/cuoca oppure poeta/poetessa oppure scrittore/scrittrice) e nomi che restano “neutri” e quindi si specificano con gli articoli o con le parole “maschio” e “femmina” (il musicista/ la musicista oppure il ghepardo maschio/ il ghepardo femmina).

Avete mai sentito un uomo lamentarsi perché fa lo psichiatra? Lo avete mai visto battersi per avere riconosciuto il titolo di psichiatro?
No.
Allora perché una donna deve sentirsi sminuita se si sente chiamare medico, architetto, ministro oppure sindaco?

Queste “donne”, e chi le sostiene, secondo me non hanno capito niente e puntano su insulse questioni di gender che inaspriscono il sessismo dilagante nel nostro paese.
Quella che vogliono è autodiscriminarsi, come se poi le donne non fossero già abbastanza discriminate.
Ciò che invece le donne, quelle vere con la D maiuscola, desiderano per se stesse sono altre cose.
Stilo un piccolo elenco, nel caso qualcuno sia curioso di scoprire i nostri oscuri desideri.

1-rispetto, soprattutto da parte degli uomini che sono pregati di non violentarci, picchiarci, insultarci, umiliarci e di accettare un “no” quando viene detto loro;
2-il diritto di scegliere se dedicarsi alla carriera, alla maternità o a tutte e due senza ricatti e senza essere ingiustamente licenziate;
3-il diritto di scegliere se sposarsi o restare single senza tante paranoie;
4-pari stipendio, o anche superiore a quello di un uomo se la donna in questione lavora meglio di lui;
5-nessuna costrizione di genere;
6-... (sospendo perché la lista sarebbe ancora molto lunga).

In quanto ai protagonisti della mia triste storia contemporanea, chissà come andrà a finire.
Potranno un giorno Andrea e Celeste essere felici senza tanti problemi o dovranno sottostare alla nuova dittatura di genere grammaticale?




Commenti

STANDING OVATION per questo tuo post! Non sono i titoli e le parole declinate al maschile o femminile a fare la differenza ma i punti che hai elencato tu oltre a molti altri. Aggiungo che nessun camionista si sente femmina solo perché non lo chiamano "camionisto" :-))) La vera uguaglianza sta nell'avere pari opportunità di fare quel lavoro, essere retribuite come gli uomini, essere rispettate, ecc….
iacoponivincenzo ha detto…
Qualora l'Accademia della Crusca dovesse continuare a generare aborti come la medica, la ministra, la sindaca e cazzolate simili sarebbe il caso di chiuderla definitivamente, perchè ne è evidente il rincoglionimento dei suoi membri e se ci siano donne delle sue membre, tiè.
Sorvoliamo l'argomento che mi fa schifo. Non è in una lettera dell'alfabeto che si ottiene la parità.
Andiamo al tuo elenco, molto raffinato.
1-100 a 0 per te.
2-100 a 0 per te.
3-100 a 0 per te.
4-200 a 0 per te.
5-100 a 0 per te.
6-100 a 0 per te in fiducia.
Hai richiesto cose evidentemente ovvie, cosa c'è da discutere, e soprattutto: c'è ancora chi vuole discuterne?
Patricia Moll ha detto…
Condivido al mille per mille quello che hai scritto!
Ministro o ministra cosa conta? Conta saper fare quel lavoro nell'interesse di tutti. Idem per sindaco/a o qualunque altro termine.
E' la capacità che conta non il titolo onorifico.

Quanto al tuo elenco sarebbe ancora lungo ma non confondiamo troppo le idee a certi personaggi che oltre al due non san contare.

Bacio Ofelia!
Francesca A. Vanni ha detto…
Nuove soglie di stupidità femminile raggiunte, purtroppo per tutte quelle donne che invece si battono per vedere finalmente realizzato quel piccolo ma più che utile elenco che hai stilato.
Con le vocali non si combina niente, ma con l'intelligenza, il rispetto e l'amore si fa tanto.
Io preferisco "architetto Silvia Vitali" rispettata perché donna e non umiliata (o peggio, piuttosto che "architetta Silvia" e trattata magari come una pezza da piedi.
Un bacio, Franny
Olivia Hessen ha detto…
No ma che?!
Perché ci sono donne tanto stupide al mondo da soffermarsi su cose futili come un titolo di studio o una carica da ricoprire?
Intanto però siamo sempre in una società maschilista, che ci vede come mogli e madri e non come donne libere di scegliere chi essere o cosa fare senza sentirsi sempre giudicate, oppresse o peggio!
Grazie per questo post, Ofelia, lo porterò in università come spunto per un dibattito :-)
Baci!

ps: è uscito il mio libro cartaceo!!!
Santa S ha detto…
Oh, che piacere leggerti. Mi trovo profondamente d'accordo con quello che scrivi e la storia di Andrea e Celeste mi è piaciuta molto. Spesso leggo questi "manifesti" sull'esigenza di trasformare le parole e a dirla con gran semplicità, la cosa mi ha sempre lasciata indifferente. Qualcuno mi ha detto che non ne comprendo la portata, credo che una lingua abbia la capacità di mutare nel tempo senza bisogno di forzature, le forzature e le energie andrebbero, come puntualmente spieghi nel tuo elenco, spese per altre faccende ben più "attinenti".
Che poi a pensarci bene "cretinerie" è declinato al femminile (concedimi l'ironia) ;)
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti il Rockpoeta
Appunto, un uomo non si sente offeso perché viene chiamato camionista e non camionisto.
Come una donna non dovrebbe sentirsi offesa se viene chiamata architetto invece che architetta.
Ma come hai potuto constatare anche tu, la stupidità non discrimina.
Ofelia Deville ha detto…
@iacoponivincenzo
Caro Vincenzo, grazie a te per tutti i 100 che mi hai dato.
Non ho mai avuto voti tanto alti neppure quando frequentavo l'università!
Scherzi a parte, l'Accademia della Crusca dopo aver quasi approvato petaloso e dopo aver ammesso abomini come "eppoi" "evvabeh" "qnd" "xké" solo perché sono parole di uso corrente (per analfabeti, si intende) dovrebbe chiudere i battenti e fare un autodafé.
E per il resto... sì, quelle che ho richiesto sono cose ovvie ma per troppa gente ancora non lo sono.
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
Hai detto bene, non confondiamo troppo le idee di chi è dotato di mononeurone condiviso.
Sì, hai ragione, conta la meritocrazia e la capacità di saper fare le cose... ma dimenticavo, siamo in Italia dove a contare sono bel altre cose.
Ofelia Deville ha detto…
@Francesca A. Vanni
Intelligenza, rispetto, amore...
Utopia!
Queste nuove donne hanno confuso il significato di parità: secondo codeste fanciulle parità sta in una vocale e non nel rispetto reciproco che dovrebbe esistere fra uomini e donne.
Forse un paio di calci nel sedere da parte delle loro mamme le farebbe svegliare.
Ofelia Deville ha detto…
@Olivia Hessen
Bella idea, ma temo che non basterà ad aprire la mente di certe persone.
Se si sentono realizzate con un'architetta, contente loro...
Felice per il tuo libro!
Ofelia Deville ha detto…
@Santa S
Appunto, a pensarci bene cretinerie è declinato sul serio al femminile!
Ahimè!

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