Non basta indignarsi

Torino.
Una donna sale su un autobus e prende posto su uno dei sedili. L’uomo seduto al suo fianco si masturba e le eiacula addosso, come ripreso dal video di sorveglianza.
Scatta la denuncia, si finisce in tribunale ma per la GIP non si tratta di violenza sessuale perché non c’è stato contatto fisico.
La vicenda si conclude come atto osceno in luogo pubblico.

È la seconda volta che si ripete una cosa del genere (era accaduto sempre a Torino, ma nell’ottobre dello scorso anno).
Due casi analoghi, medesima sentenza.
“Non sono ammissibili parole del genere. Siamo davanti all'ennesima sconfitta. Per noi è violenza tutto ciò che viene fatto senza consenso”. E’ questo il commento Marco Giusta e Carlotta Trevisan, rispettivamente Presidente e Vicepresidente del Coordinamento contro la violenza sulle donne, alla sentenza del Gip Alessandra Cecchelli, secondo la quale masturbarsi su un pullman, eiaculando sui vestiti della donna oggetto delle proprie pulsioni senza però toccarla, non si qualifica come violenza sessuale, ma come “mero atto osceno”.
“Questa sentenza”, proseguono Giusta e Trevisan, "come quella in cui si è stabilito che se non urlavi eri consenziente, sono un boomerang che rischia di mandare all'aria tutto il grande lavoro quotidiano che portiamo avanti come coordinamento e come tavolo maltrattanti”.

Cosa dire?
Partiamo dalla definizione di violenza contro le donne.

Secondo la conferenza mondiale delle nazioni Unite di Vienna del 1993, la violenza contro le donne indica “qualsiasi atto di violenza di genere che comporta, o è probabile che comporti, una sofferenza fisica, sessuale o psicologica o una qualsiasi forma di sofferenza alla donna, comprese le minacce di tali violenze, forme di coercizione o forme arbitrarie di privazione della libertà, sia che si verifichino nel contesto della vita privata che di quella pubblica”.
Tra le forme più comuni ricordiamo:
1- la violenza domestica
2- la violenza sessuale (nella sfera pubblica o privata)
3- la molestia sessuale
4- lo “stalking” (o atti persecutori persistenti)
5- la prostituzione forzata
6- la tratta delle donne
7- il matrimonio forzato
8- la violenza perpetrata in conflitti bellici
9- la sterilizzazione forzata
10- le mutilazioni genitali.

Viene da sé che il GIP Cecchelli, una donna, non aveva in mente questa definizione  quando ha decretato che quanto avvenuto su quel bus era un semplice atto osceno in luogo pubblico.
Non c’è peraltro da stupirsi, semmai da rammaricarsi, che sia stata proprio una donna a sentenziare in questo modo: molte donne, soprattutto nei paesi machisti, sono schiave di una mentalità maschilista che le conduce a pensare in modo retrogrado.
Un sondaggio Istat dello scorso anno dimostra infatti che una grande percentuale di donne italiana, di fronte a notizie che parlano di femminicidio stupro, stalking, molestie e altre violenze contro le donne tendono a pensare ancora “se l’è cercata”.

Così, dopo il dibattito sulla “validità” dello stupro senza penetrazione o nel caso in cui la vittima indossasse un paio di jeans, e con un dibattito ancora aperto riguardante la probabile depenalizzazione del reato di stalking, arriva questa sentenza che rischia di creare un precedente giuridico con un alto rischio di emulazione.

Non c’è molto da dire, se non che l’Italia dimostra ancora una volta di essere un paese che odia le donne, dove meno del 50% degli uomini riconosce che l’altra metà del cielo viene discriminata.

L’Italia, insieme alla Finlandia e alla Spagna, è stata tra i pochi paesi europei a condurre su larga scala, grazie all’Istat, un’indagine sul fenomeno della violenza sulle donne (su un campione di donne comprese tra i 16 ed i 70 anni).
I dati elaborati dall’indagine condotta sono a dir poco sconvolgenti: sono 6 milioni 734 mila le donne vittima di violenza nel corso della loro vita. Tra queste: cinque milioni hanno subito violenze sessuali (di cui 1 milione e 400 mila prima dei 16 anni!), 3 milioni 961 mila violenze fisiche, 1 milione hanno subito stupri o tentati stupri, 1 milione e 150 mila hanno subito violenze nel solo 2006, circa 900 mila donne hanno subito ricatti sessuali per essere assunte o per avanzare di carriera, ben 2 milioni sono state vittime di violenza domestica nel 2008 e cento di loro ogni anno vengono “ammazzate” dal marito o dal convivente, come ultimo atto di anni di prepotenza e aggressività.

Giunti a questo punto indignarsi non basta, tanto meno accontentarsi di sentenze inadeguate che riportano le donne ad essere oggetti spersonalizzati senza alcuna dignità.
Occorre un’educazione al rispetto che cominci dall’infanzia, occorre una vera parità di sessi, occorrono pene severe verso chiunque commetta violenza.
Occorre cambiare subito.


Commenti

Patricia Moll ha detto…
Allora... intanto il gesto in sè e per sè mi fa schifo! E se poi fosse stato malato? Aids o che so io?
Siamo alla follia pura!
Ti condivido sul blog
Santa S ha detto…
C'è talmente tanto lavoro da fare, demolire e ricostruire non è facile, ma diventa ancora più arduo se mancano a sostegno leggi, linee guida e formazione per un vero cambiamento culturale. Un abito rattoppato non è mai un vestito nuovo...
Tomaso ha detto…
Mamma mia, cara Ofelia, che storia da veri selvaggi peggio delle bestie, io sono un uomo e mi domando come è possibile una cosa del genere!!!
Ciao e buon ferragosto con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
fulvio ha detto…
Credo che chiunque si masturbi a bordo di un autobus non sia una persona normale,capace di intendere e di volere e allora va curato.
Hai detto tutto tu perfettamente ed io concordo con te in toto.
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
Grazie per la condivisione!
Un abbraccio
Ofelia Deville ha detto…
@Santa S
Hai ragione, c'è ancora tanta strada e tanto lavoro da fare per un vero cambiamento culturale, posso dire che il passo più grande possono farlo le madri dei figli maschi, devono educare questi futuri uomini al rispetto e non crescerli come "divinità".

@Tomaso
Hai ragione amico mio, certi uomini sono proprio delle bestie, e in questo caso il nome bestia lo uso in senso dispregiativo.
Un abbraccio e un sorriso!

@Fulvio
Caro Fulvio, non diamo a questi individui altri alibi dietro cui nascondersi, questi esseri viscidi conoscono bene la differenze tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, se si comportano in questo modo è perché a monte mancano leggi forti e in questo caso per loro la cura giusta l'avrei.

@Daniele Verzetti il Rockpoeta
Data la tua grande sensibilità, ero sicura che avresti condiviso il mio pensiero.
Un abbraccio!
Francesca A. Vanni ha detto…
Hai ragione, indignarsi non basta. Cambiamenti da fare ce ne sono e non sono pochi, ma noi donne dobbiamo essere le prime a reagire e dire basta a queste bestie che si fanno chiamare uomini ma sono solo esseri schifosi che non rispettano nessuno.
Un abbraccio, ti condivido il post.

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