Maschio tieni le mani nelle tue tasche!

Il caso Weinstein, di cui ormai si parla da settimane, ha sconvolto il mondo di Hollywood scoperchiando un nuovo vaso di Pandora.
Che tutte queste accuse siano vere o false, non sta a me giudicare perché non sono informata sui fatti né conosco le persone coinvolte per cui non parlerò di quanto è successo, fin troppi ne stanno parlando e il più delle volte anche a vanvera.

Mi interessa invece il fatto che questo scandalo abbia posto l’accento su un mondo che troppo spesso viene lasciato nell’oblio, quello delle molestie che le donne subiscono sul posto di lavoro (e non solo sul lavoro).
Ogni giorno, in tutto il mondo, un sacco di donne sono costrette a subire avance, complimenti poco graditi, molestie psicologiche e fisiche da parte dei colleghi e dei capi (ovviamente tutti uomini).

Numerosi sono i casi di donne molestate al lavoro costrette a dimettersi, incentivate a lasciare il lavoro, obbligate al trasferimento in altre unità produttive. Al contrario il molestatore, spesso un superiore gerarchico, rimane saldamente al proprio posto. E’ proprio questa la normalità: chi viene molestato di regola perde il posto di lavoro o viene trasferito altrove perdendo, comunque, la propria professionalità. Perché si tende a proteggere il molestatore che è (di regola) seriale e probabilmente ha già molestato in passato e lo farà in futuro?
Recentemente Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno recepito un accordo siglato dalle parti sociali europee nel 2007: si tratta dell’Accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro. Questo accordo parla del rispetto reciproco, della dignità all’interno dei luoghi di lavoro come caratteristica fondamentale delle organizzazioni di successo. Le finalità dell’accordo sono quelle di aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro, delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro rappresentati sulle molestie e sulla violenza nei luoghi di lavoro, oltre che fornire un quadro di azioni concrete per individuare, prevenire e gestire i problemi derivanti dalle molestie e dalla violenza nei luoghi di lavoro.
Vi si legge che ogni atto o comportamento che si configuri come molestia o violenza nei luoghi di lavoro è inaccettabile; che la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere violata da atti o comportamenti che configurino molestie o violenza; che sia i comportamenti molesti, sia la violenza subita nei luoghi di lavoro vanno denunciati; che le lavoratrici, i lavoratori e le imprese hanno il dovere di collaborare al mantenimento di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali basate su principi di eguaglianza e di reciproca correttezza. Le parti sociali si impegnano inoltre a promuovere l’individuazione sul territorio delle procedure di gestione più adeguate e l’adozione da parte delle aziende di una dichiarazione che faccia propri i principi sopra enunciati.
L’accordo europeo oggi recepito in Italia fornisce in verità una definizione di molestia diversa da quella prevista nel nostro ordinamento. Le molestie infatti si verificherebbero nel caso in cui un individuo subisca “ripetutamente e deliberatamente” abusi, minacce e/o umiliazioni in contesto di lavoro. Ebbene affinché ci sia molestia, non sono necessari atti ripetuti e deliberati, può esserci un unico atto che abbia però l’effetto di violare la dignità della persona e ciò costituisce molestia e come tale va condannato. 
L’aspetto più interessante dell’accordo recepito riguarda la prevenzione, l’individuazione e la gestione dei casi di molestie e di violenza sui luoghi di lavoro. Infatti si chiede alle imprese di adottare una dichiarazione che sottolinei che le molestie e la violenza non verranno tollerate; si chiede di adottare specifiche procedure da seguire qualora si verifichino dei casi di molestie o violenza, ma soprattutto si afferma che qualora venga accertato che si sono verificate delle molestie o violenze occorre adottare misure adeguate nei confronti di colui o di coloro che le hanno poste in essere: ciò naturalmente include azioni disciplinari che possono portare al licenziamento.
Può sembrare del tutto evidente ed anche banale che, una volta accertata la molestia sessuale ai danni di una lavoratrice o di un lavoratore, si proceda disciplinarmente nei confronti del colpevole, come abbiamo visto, però, la realtà prende strade diverse. 
L’iniziativa delle parti sociali è senza dubbio da apprezzare, è una voce che si leva a favore delle vittime di molestie e violenze nei luoghi di lavoro, ma al tempo stesso è necessario che trovino finalmente applicazione anche nel nostro Paese le normative sulla discriminazione di genere e sulle molestie; le leggi ci sono, applichiamole e promuoviamo la cultura del rispetto: è questa la parola chiave, dove c’è rispetto nessuna molestia e nessuna violenza è possibile.

Non so voi, ma la lettura di questo articolo non mi risolleva affatto il morale.
Accordo o non accordo, non ci sono prove tangibili del fatto che lo Stato stia facendo qualcosa per aiutare le vittime di molestie che di fatto rimangono sempre sole ad affrontare la lotta contro i loro molestatori.
Sole  con la paura e con il dubbio di non essere credute.
Perché è ancora costume insinuare che una donna, qualsiasi tipo di violenza abbia subito, “se la sia cercata” oppure “in fondo le stava bene così”.
Così ci troviamo nel paradosso italiano, che ha una legge importante come quella del 1996 la quale vieta che la donna da vittima si trasformi in imputata, ma che spesso nella realtà dei processi viene disattesa, provocando un’ulteriore violenza sulla donna.
E proprio per questo denunciare diventa sempre più difficile e gravoso.

Giunta a questo punto mi piacerebbe dire che c’è uno spiraglio di luce, che le autorità si stanno muovendo per fare qualcosa ma in realtà non è così.
Tra il Rosatellum, le partite di calcio, i reality show e altre cazzate, i problemi seri del Paese passano sempre in secondo piano.

Ma intanto, come diceva Kofi Annan: “la violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.”


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, se anche non se ne vuol parlare questa bufera resterà per sempre nella storia.
Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
tomaso
Hai ragione, il problema è far anche rispettare le leggi e cambiare la mentalità di molti uomini. Un lavoro non semplice ma che deve essere fatto.
fulvio ha detto…
Ciao,contro la violenza,il sopruso o la semplice molestia,anche solo a verbale,che non è solo a sfondo sessuale e di cui soffrono migliaia di donne,ma anche molti uomini, ogni giorno,non bastano le leggi,più o meno speciali ,ma vale solo il coraggio della denuncia.
Un saluto da fulvio
Francesca A. Vanni ha detto…
Io dico spesso che ci vuole coraggio per denunciare abusi, molestie, violenze. Però il coraggio non basta perché ogni volta che una donna denuncia, come hai scritto tu, non viene creduta oppure viene derisa oppure viene presa sottogambe.
E non è giusto, così come è penoso non avere una legislazione adeguata.
Condivido il tuo post su gplus, sperando di dare un po' più di voce alle tue parole.
Baci
fulvio ha detto…
Ti ho lasciato un commento ma non lo vedo pubblicato.
Ciao,fulvio
iacoponivincenzo ha detto…
La violenza sulle donne continuerà ad esistere finché noi uomini continueremo a considerare le donne come prede. E poco importa che qualcuno di noi -come me- faccia eccezione. Se non ci sta è una stronza, se ci sta è una puttana.
Questo il metro di giudizio. Più che vergognarsene non si può, e lo Stato se ne frega perché a Montecitorio e a Palazzo Madama c'è più puzza di piedi che profumi. Qui stiamo parlando naturalmente di violenza sessuale, ma la molestia ha confini più ampi, la cui base credo che sia per la stragrande percentuale sempre sessuale, ma potrebbe anche essere sessista, e di vastissima portata. Basta a volte uno sfottò, se insistito e continuato a mio modo di vedere è molestia. Ma il ragionamento si fa sottile e pericoloso: è molestia quella vera oppure anche il far sentire la donna a disagio è già molestia, magari con una barzelletta "zozza"?
Penso di sì, perché le cosiddette barzellette sporche vengono tirate fuori in presenza di un ragazza, soprattutto se giovane e carina.
Lucrezia Ruggeri ha detto…
Ho letto un articolo su Vanity Fair che parlava dello scandalo delle molestie e sono sempre più scioccata, soprattutto perché lo Stato non protegge noi donne.
Ma che siamo, bamboline che gli uomini possono rompere quando vogliono?
E perché ai maschi piace tanto farci del male?
Un bacione!
Ofelia Deville ha detto…
@Tutti quanti
Grazie per i vostri commenti, sono sollevata nel constatare che indiscriminatamente sia uomini che donne sono sempre più sensibili a questo argomento di fronte al quale lo Stato è ancora troppo poco presente.

Per fulvio: ho la moderazione ai commenti, ecco perché non li vedi subito pubblicati.

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