Meglio single che principessa!


In uno di questi tanti pomeriggi che sembrano più tardo estivi che autunnali, ho accompagnato una mia collega di lavoro e sua figlia in un atelier di abiti da sposa perché per la giovane fanciulla è arrivato il momento di prepararsi per il “gran giorno”.

La ragazza, che chiamerò “Giulia” utilizzando un nome di fantasia, è la tipica emo punk dark gothic e chi più ne ha, più ne metta.
Veste sempre di nero con abiti rigorosamente in pelle sintetica, pantaloni a vita iper bassa, maglie super scollate, stivaloni zeppati, ha borchie, piercing e tatuaggi dappertutto, i suoi capelli sono tenuti su con il cemento armato e sfidano la forza di gravità.

Io e la mia collega, che battezzerò come “Elena”, ci aspettavamo che chiedesse alla proprietaria dell’atelier un abito nero o qualcosa di simile al vestito della Sposa Cadavere.
Invece Giulia si illumina tutta e dice che vuole un abito da principessa, col pizzo oppure il tulle, che la faccia sentire una donna unica e che soprattutto piaccia a lui.
E lui è il futuro marito.

Io ed Elena ci siamo guardate in faccia incredule.
Ma come, Giulia la ragazza borchiata forte e indipendente vuole sentirsi una principessa?
Vuole piacere a lui?
A parte che questa frase dà un signor calcio nel sedere a decenni di lotte femministe, ma cos’è questa sindrome che sta prendendo piede fra  le donne di età compresa fra i 20 e i 30/35 anni?
Da dove nasce il desiderio di sentirsi principessa, di fare la geisha del proprio uomo e di baciare il terreno dove cammina?
Nasce da un male che si chiama Sindrome di Cenerentola.

Il Complesso o Sindrome di Cenerentola fu studiato per la prima volta dalla ricercatrice Colette Dowling, che ha pubblicato un libro intitolato Il complesso di Cenerentola: la segreta paura delle donne di essere indipendenti. Riassumendo, possiamo dire che si tratta del desiderio incosciente delle donne di avere sempre qualcuno che le protegga e che si prenda cura di loro, abbandonando le proprie passioni e attività. Ciò può essere dovuto a come vengono cresciute oppure alle pressioni sociali o religiose. Secondo la Dowling, in realtà questo complesso deriva dalla paura di essere indipendenti.
Il nome che la ricercatrice ha dato al proprio studio non potrebbe essere più adatto.
Tutti conoscono la storia di Cenerentola: una giovane fanciulla che trascorre le sue giornate prendendosi cura della propria matrigna e delle sue sorellastre, non riceve il permesso di andare al ballo del principe, finché la sua Fata Madrina non la trasforma in una principessa.
Perde poi la sua scarpetta di cristallo e il giovane principe va di casa in casa finché non trova la proprietaria della scarpa.
Secondo questa fiaba, la donna deve essere innocente, bella e indifesa allo stesso tempo e, ovviamente, dipendente dallo sposo o “principe azzurro”.
Nel libro di Cenerentola, la fata madrina trasforma la protagonista in una principessa e, grazie a questo, l’uomo perfetto la conosce al ballo. Ciò significa che, come dice la Dowling, la donna può cambiare la propria vita solo se inizia una relazione sentimentale con un uomo. Se ciò non accade, sarà una schiava o una serva per sempre.
Questo complesso o modo di pensare impedisce alla donna di sviluppare le abilità che vanno oltre la cura della casa o l’educazione dei figli.

Oggi si chiama anche sindrome della Geisha, è quel vivere come uno zerbino in favore del sesso opposto, quella paranoia che si impadronisce delle donne e che le fa sempre sentire inadeguate qualsiasi scelta di vita esse facciano perché il loro uomo deve stare sempre al primo posto.
Il tutto alla faccia del femminismo, della parità fra uomo e donna, del rispetto.

E la colpa di chi è?
Nel caso di Giulia non posso certo dire di sua madre, che l’ha cresciuta da sola ed è una fervente femminista.
Mi viene da dire che le famiglie c’entrano fino a un certo punto, perché questa sindrome trova terreno fertile in donne di qualsiasi ceto sociale e culturale.
La colpa allora è delle donne stesse, di queste ragazze di oggi che non hanno imparato niente dal passato e che si sentono realizzate solo se la loro esistenza è strettamente sottomessa a quella di un maschio.
E così si spiega il folle aumento delle violenze perpetrate nei confronti del genere femminile.

Io suggerisco di cambiare paradigma.
Via la geisha, abbasso la principessa: ragazze di oggi, fatevi infettare dalla Sindrome della Donna Stronza.
È un male oscuro, che si radica nella mente delle fanciulle e che le spinge a volersi bene, a capire che possono esistere a prescindere da un uomo, che possono e devono inseguire i loro sogni senza sensi di colpa e realizzarsi senza che nessuno debba costringerle a essere Cenerentola.

Lasciatevi contagiare!


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, io penso e credo che le ragazze di oggi debbono ritornare quelle di un tempo, li era tutto più facile
prepararsi per quel giorno era un sogno, e quando si sogna alla fine tutto va bene!!!
Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
iacoponivincenzo ha detto…
La storia di Giulia mi interessa di sguincio: è una paranoica del genere femminile aggressiva e nello stesso tempo straccio da spolvero...e lo dimostra.
Quello che mi interessa è questa dolorosa istoria del complesso di Cenerentola o sindrome della gheisha, chiamatelo come vi pare. Una bella zampata im mezzo alle gambe (dove fa tanto male anche a voi) del movimento femminista.
Esistono queste donne stuoino? E dove? Non ne ho incontrata nessuna nel mio lungo percorso. Forse perché io aborro la donna schiava ed ho sempre cercato la non schiava (non dico la donna padrona, che ho conosciuto una volta e sono stati sei mesi di lotte accanite, di testate, di cornate, di colpi bassi, mai sereni se non a letto dove entrambi prediligevamo altre forme di lotta e di corpo a corpo). La donna che sa quanto vale è quella che ho cercato sempre. Ce l'ho in casa e qualche volta mi pesa, ma preferisco lei a qualsiasi "sì, amore mio".
A proposito di donne borchiate e supertatuate. Recentemente mi è capitato di lavorare insieme con una di queste. A parte il viso non aveva un centimetro di pelle visibile non ricoperta da coloratissimi tattus. A mia richiesta mi rivelò che anche la pelle invisibile era tatuata.
Al dunque signora: non ho incontrato mai una ragazza di 23 anni, anche molto bella, così insicura e non solo nel lavoro, che data l'età potevo capire, ma nell'approccio al quotidiano. Un cesso!
Ne ho dedotto, e questa tua Giulia me lo conferma, che tutte le borchie, i tattus i percing sono una corazza per coprire magagne, debolezze, insicurezza, una specie di "stammi alla larga che è meglio...per me".
O mi sono sbagliato?
Nel caso specifico di "Giulia" non sono sicuro che sia un atto di debolezza o compiacimento. Piacere alla persona che si ama è una cosa normale e riguarda tutti uomini e donne. Diventa un qualcosa di sbagliato se lo si sente come un peso o uno dei due partner chiede all'altro di cambiare sotto molti aspetti. Ma nel caso in questione forse è solo volere seguire la tradizione senza per questo poi dopo rinunciare a se stessa ed al suo modo di vestire usuale e quotidiano. Io non conosco "Giulia" quindi le mie sono ipotesi ma potrebbe essere un punto di vista diverso da cui vedere le cose.
Francesca A. Vanni ha detto…
Ciao Ofelia,
io spesso scherzo su questa sindrome della principessa ma ora scopro con sgomento che esiste sul serio e ha dei risvolti davvero oscuri.
Al di là dell'abito bianco, secondo me manca l'idea di una vera relazione di parità fra uomo e donna dove regni il reciproco rispetto.
Ma cosa spinge una donna a voler fare la geisha e ad annullarsi?
Non riesco proprio a capirlo.
Un abbraccio.
cristiana2011 ha detto…
Direi che tutto si può semplificare quando dici "Riassumendo, possiamo dire che si tratta del desiderio 'incosciente' delle donne di avere sempre qualcuno che le protegga, cioè senza immaginare a cosa vanno incontro " Aggiungerei anche inconscio per evidenziare la continuità della specie in ambo i sessi ; nella donna il desiderio di proteggere qualcuno a sua volta; negli uomini il desiderio inconscio di inoculare il proprio seme per rendersi immortale e il desiderio incosciente di farsi tutte le donne che possono
Cri
Ofelia Deville ha detto…
@Tomaso
I sogni sì, però stando sempre con un piede per terra.
Un saluto.
Ofelia Deville ha detto…
@iacoponivincenzo
Allora, premetto che mi è piaciuta molto la tua risposta sulle donne e che sono d'accordo con te.
Per quanto riguarda piecing, tatuaggi e borchie... il tatuaggio mi piace, però non esagerato, non troppo grosso e soprattutto non sempre sfoggiato.
Per il resto siamo sempre al solito punto: il troppo storpia, forse è proprio legato a una grande insicurezza interiore, e alla fine ciò che dovrebbe essere gradevole non lo è più.
Nel caso di Giulia quello che mi spaventa molto è la sua dipendenza dal compagno. Arrivare a dire che lascerebbe il lavoro se lui glielo chiedesse mi dà da pensare sul futuro di questa ragazza.
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti
Sai, come ho risposto a Vincenzo, quello che mi angoscia di questa così è che Giulia sta proprio cambiando per questo fidanzato arrivando persino a pensare di lasciare il lavoro che lei ama se lui glielo chiedesse.
Al di là dell'abito da sposa, la mia domanda è: vale la pena di stravolgersi per la persona che dice di amarti?
Io parlo per cognizione di causa perché da giovane ho commesso lo stesso errore, con le conseguenze che poi ci sono state.
Ofelia Deville ha detto…
@Francesca A. Vanni
Hai posto una bella domanda, alla quale però non so rispondere.
Certo è che molte ragazze di oggi hanno perso di vista il concetto di un vero rapporto dove ci si viene incontro ma senza annullarsi in favore dell'altro.
Un abbraccio anche a te.
Ofelia Deville ha detto…
@cristiana2011
Può essere anche questo, anche se tutto questo inconscio sta diventando pericoloso.
Sugar Free ha detto…
Due settimane fa ho chiuso col mio ex, era talmente appiccicoso che la colla Attack in confronto era niente.
No, non capisco questa sindrome della principessa.
Ora che sono tornata single me la sto godendo alla grande e non ho intenzione di impegnarmi con nessuno, almeno non finché avrò realizzato i miei obiettivi.
Ma che sono, tutte sottone queste ragazze???
Baci!!!!
Mariella ha detto…
A noi ci hanno rovinato le fiabe e Candy Candy.
Niente da fare, molte non ne vengono fuori.
Però, amare una persona con tutto se stesso, non significa annullarsi.
Compiere un atto d'amore per regalare amore non è sempre farsi zerbino.
Si può donare e ricevere in dono altro amore. La parità non è un utopia.
Bisogna saper costruire.

Credo che, in molte situazioni, manchi, ma non è giusto nemmeno generalizzare, il sapere distinguere e il sapere comprendere che essere persona per prima cosa e donna, non significa fare a pezzi ciò che ci siamo costruite in anni di lotte e traguardi raggiunti. Quindi, abito da sposa da principessa anche sì ,se piace per prima cosa a noi.
Lasciare il lavoro e la nostra autonomia no, mai.
Nel primo caso saper distinguere ciò che desideriamo veramente per noi stesse è giusto.
Nel secondo, purtroppo siamo perse per sempre e le parole sono inutili.

Ofelia Deville ha detto…
@Sugar Free
Ti dico che hai fatto bene a lasciare questo ragazzo così appiccicoso, ma... cosa sono le sottone?
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
@Mariella
Sono d'accordo con te ma la mia esperienza purtroppo mi porta a dire che la maggior parte delle donne non distingue fra annullamento e amore, quindi a questo punto meglio stare sole.

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