Gli inglesoidi...

Ci risiamo.
Come una peperonata mal digerita, il mio paziente “dab dance” fittiziamente alias Marco è tornato alla carica con una delle sue idiozie.
La domanda in questione era: “ma tu sei disponibile acca ventiquattro?”.

Marco, Marco, Marco, già ti dissi in ancestrali tempi andati che se ancora mi dai del tu avrai bisogno del Kukident, ma non è questo il punto ora.
Cos’è questo “acca ventiquattro”? Un codice alla 007? Un nuovo composto chimico?
No.
Chiedo a una mia collega madre sventurata di un sedicenne e di una dodicenne (dispiace tanto, due adolescenti insieme sono tremendi!) e lei mi risponde che è il nuovo modo di dire “zero ventiquattro”.
Tutto chiaro.
Marco oltre a far parte dei ragazzi “dab dance” è anche un inglesista, cioè uno di quelli che deve infarcire tutto con l’inglese e a volte anche con altre lingue ma non è il caso di Marco.
Già gli si affatica il neurone a dire una frase di senso compiuto in italiano!

Da dove nascono questi inglesisti?
Partiamo col dire che il rapporto degli italiani con le lingue straniere è sempre stato disastroso.
Un insieme di evidenze facenti parte della società italiana (l’assenza di buoni insegnanti, i pochi investimenti, l’utilizzo diffuso dei dialetti) ha fatto sì che gli italiani raggiungessero livelli di conoscenza delle lingue straniere schifosi.

Per entrare nel merito:
“l’inglesista è colui che, cresciuto nel mito berlusconiano delle tre “i” (informatica, imprese, inglese), è convinto che l’inglese rappresenti la lingua occidentale definitiva per comunicare in qualsiasi parte del mondo. Peccato che la sua conoscenza della stessa si fermi alla terza media, quando la professoressa gli faceva ancora scrivere il dettato di “the pen is on the table”. L’inglesista cerca quindi di comunicare in inglese (deficitario) ovunque, convinto che il suo interlocutore
1)debba conoscere l’inglese
e
2)debba comprendere quella strana forma di shishs che esce dalle sue labbra.
L’inglesista parla inglese ovunque, anche in paesi che hanno in odio l’idea stessa di pronunciare un vocabolo uscito dalla stessa bocca della regina d’Inghilterra.
L’inglesista perfeziona il suo vocabolario navigando abbondantemente online (la prima “i” di cui sopra), sbagliando costantemente pronuncia e mandando in confusione l’interlocutore.
“Has” diventa “ass”. “Soccer” diventa “sucker”.
Solo la figura di merda non si traduce, e resta uguale in ogni parte del mondo.”

Adesso, non voglio difendere a spada tratta la lingua di Albione, ma l’italiano sì.
Quanti ragazzi come Marco stanno rovinando la nostra lingua infarcendola di termini sbagliati?
Acca ventiquattro?
No, e dire “giorno e notte” oppure “zero ventiquattro” procura un’ernia al frenulo?
È chiarissimo ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico decine e decine ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco perché “costa tempo, impegno e fatica” e sono degli incompetenti a esprimersi oralmente.
Ma cosa fa la scuola per cambiare la situazione, cosa fa il Ministro dell’Istruzione, cosa fanno le famiglie?
A giudicare dai ragazzi che devo aiutare come logopedista direi che queste istituzioni fanno (salvo rare eccezioni) molto poco.

Se andiamo avanti di questo passo, nella compilazione del curriculum vitae alla voce “lingue” bisognerà includere anche la voce “italiano a livello scolastico”.


Commenti

Patricia Moll ha detto…
Parto col dirti che io non parlo nessuna lingua straniera. Zero! Per me sono ostiche quanto la matematica universitaria.
Detto questo odio quando si parla di welfare, di premier (lì anche per un altro motivo ma non centra ora), di tv on demand
Eccheccavolo! Abbiamo una lingua stupenda perchè rovinarla così?
Gisuto imparare le lingue stranere. Non si sa mai dove ci porterà la vita. Ma scordarsi la nostra lingua madre è osceno a dir poco.
La lingua italiana è una bella lingua ma anche l'inglese ha per me una forte attrattiva sonora e musicale. Detto questo chi rovina tutto non è chi sa anche l'Inglese ma chi infarcisce come giustamente hai scritto tu, di parole che di inglese non hanno nulla o quasi ogni loro frase come se dovesse essere un obbligo. Invece conoscere due lingue ti permette di scegliere i momenti più idonei per inserire quella straniera nel proprio discorso nel modo più consono ed anche accattivante. Game over :-)))
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
Sono d'accordo con te.
Le lingue straniere servono per i viaggi, le comunicazioni con altri paesi e anche per piacere personale.
Ma tutto questo non deve andare a svantaggio della nostra meravigliosa lingua!
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti
Io personalmente non trovo l'inglese attraente, solo più "pratico" nel senso che con tre sillabe se la cavano e non si sforzano di creare frasi lunghe come le nostre né così profonde.
Ma ovviamente queste sono idee soggettive!
Quello che importa è sapere sul serio una lingua, soprattutto la propria, e mai usarla a sproposito!

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