Morire a 15 anni!

Come può un genitore sopravvivere ad un dolore atroce come la perdita di un figlio, come può accettare che la morte sia stata una scelta ben precisa, perché a soli 15 anni si è già stanchi di vivere?
È una domanda che mi sono posta spesso in questi ultimi giorni, senza tuttavia trovare una risposta, forse perché non c’è una risposta o forse ce ne sono mille, giuste o sbagliate che siano, non cambia quanto è accaduto.
Un ragazzino che ancora doveva affacciarsi alla vita ha deciso di non voler vivere.
È accaduto ad una mia collega proprio questa settimana.
Una donna colpita duramente dalla vita, che ha sempre lottato, che aveva cresciuto da sola quel figlio tanto amato e desiderato, a cui voleva garantire un futuro migliore del suo e per cui desiderava solo la sua felicità.
Ultimamente era un po’ preoccupata per lui: lo vedeva cambiato, un po’ più taciturno, più ombroso, più scontroso del solito, a scuola era diventato svogliato e poco partecipativo, a volte anche apatico a detta di alcuni insegnanti.
L’ingresso nel limbo dell’adolescenza provoca dei tremendi terremoti, dove il bisogno di affermare la propria indipendenza si trasforma in una guerra fredda contro tutto e tutti, si mette in discussione ogni cosa.
Di questo parlavamo qualche settimana fa durante la pausa mensa con un’altra collega, madre anche lei di una adolescente.
Non avendo figli, il suggerimento che le diedi fu di fissare con uno psicologo dei colloqui per capire la natura di questo repentino cambiamento.

Ora quella discussione mi sembra tanto assurda e fuori luogo, mi chiedo se il cambiamento del ragazzo non fosse un grido disperato di aiuto che nessuno è stato in grado di cogliere, lasciandogli come una via di uscita quella di togliersi la vita.


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, molto spesso alle domande non è possibile rispondere, sono cose strazianti che ti toglie il fiato.
Ciao e buona domenica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Francesca A. Vanni ha detto…
Non ho parole, togliersi la vita è già di per sé un gesto disperato ma così giovani è assurdo anche solo da concepire.
E purtroppo le domande adesso sono tutte inutili.
Speriamo solo che cose così orrende possano, un giorno, non accadere mai più.
Un abbraccio a te e alla mamma di questo povero ragazzo.
Una immane tragedia, difficile, forse impossibile, trovare parole adeguate per commentare.
Sugar Free ha detto…
Io ho solo un anno di più, sono senza parole...
Cosa spinge un ragazzo a uccidersi?
Perché nessuno se ne è accorto?
iacoponivincenzo ha detto…
Gli adolescenti, adesso come allora ma di più, odiano tutto e tutti ma si vergognano di chiede aiuto per non essere classificati come incapaci di risolvere i loro problemi. Allora, forse inconsciamente, emettono ed inviano segnali in cui chiedono aiuto senza dichiararlo. Noi adulti, presi dai problemi del maledetto ciarpame quotidiano, non ce ne accorgiamo e tiriamo avanti sicuri de nostro istinto. Poi una sera un colpo di telefono che ci comunica che nostro figlio stanco di tutto (anche di noi? soprattutto di noi)
ha deciso di farla finita. E tutto ti crolla intorno e sei solo come un verme.
SimonaEmme ha detto…
Non credo che il tuo suggerimento fosse fuori luogo. Purtroppo non possiamo metterci realmente nei panni degli altri. Gli adolescenti vivono un momento particolare, talvolta la vita appare come un peso. Dinanzi a queste tragedie, purtroppo, c'è poco da dire. Forse, possiamo solo tentare di capire...
Sciarada ha detto…
Andrea (nome fittizio), un diciottenne di una famiglia bene di Milano, ha una crisi esistenziale e non sa cosa fare della sua vita, viene mandato dallo psicologo il quale sostiene che tutto è sotto controllo, il padre un giorno torna a casa dal lavoro e trova suo figlio nella sua stanza, si è impiccato. La risposta dello psicologo è stata: " Mi ha messo nel sacco". Ti racconto questa storia non per mettere in discussione la professionalità degli psicologi che tra l'altro mi sono particolarmente cari, ma per sottolineare l'incomunicabilità che si crea tra la sensibilità fragile di molti ragazzi e l'arroganza di una società che ha dei valori fasulli. Ti auguro delle buone feste e un buon anno nuovo.
Un abbraccio!
Ofelia Deville ha detto…
A tutti quanti voi che avete commentato.
Grazie per questi vostri interventi, mi ha scaldato il cuore sapere di non essere l'unica a preoccuparsi di questi ragazzi di oggi che sembrano forti ma sono fragilissimi e vittime di una società che non li considera, che dà soltanto dictat, che è piena di adulti troppo impegnati a pensare a se stessi.
Non c'è molto da dire, purtroppo, se non che ormai per quel ragazzo (e per troppi altri), è tardi.

Post popolari in questo blog

Blog sospeso

Solo: A Star Wars Story, mi ha convinta!