Olocausto

Treni carichi di
corpi ammassati,
carne, sangue, paura.
Sguardi vuoti,
vuoti pensieri,
abbiamo lasciato i ricordi là
dove il respiro è trattenuto,
dove la vita è sospesa.

I bambini non ridono più,
piccoli corpi ricurvi,
rami spezzati
di alberi ormai secchi.

Le donne con gli occhi vacui
intonano canti di morte,
le mani posate sui ventri sterili
a voler trattenere
quella vita che non c’è più.

Non c’è domani per noi,
il domani sì è fermato
dietro quel filo spinato,
e abbiamo imparato
che il male esiste.

Siamo andati via in silenzio,
sotto la luce delle stelle
macchiate del sangue innocente
di chi non aveva voce,
la polvere si è depositata
sull’erba bruciata dal freddo,
mentre l’avida tessitrice
agitava la notte.

A voi che potete scegliere,
chiediamo di non camminare all’ombra dell’odio,
siate le nostre voci,
custodite le nostre anime,
finché voi esisterete, noi esisteremo
finché voi riderete, noi rideremo
finché voi avrete voce per gridare, noi grideremo
finché voi ricorderete, noi non saremo morti invano.
(© Ofelia Deville, Gennaio 2018)


Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, io ricordo con precisione tutte quelle catastrofiche situazioni preghiamo che non ritornino mai!!!
Ciao e buon inizio della settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Mariella ha detto…
Non condivido l'uso della parola Olocausto per l'immane tragedia a cui ti riferisci. Ma la poesia è splendida nel suo orrore.
Un abbraccio.
MechanicalRose ha detto…
Bellissima poesia. Mi ha fatto venire i brividi, soprattutto l'ultima parte.
iacoponivincenzo ha detto…
Invece tu che non volevi vincere il Nobel della letteratura hai scritto col cuore versi sublimi come questi:

le donne con gli occhi vacui
intonano canti di morte,
le mani poste sui ventri sterili
a voler trattenere
quella vita che non c'è più.

Garantisco che li firmerei volentieri.

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