Capire e comprendere non sono la stessa cosa!

L’italiano è una lingua bella, affascinante, complicata.
Soprattutto è una lingua dalle molte sfumature.
Visti alcuni scambi di opinione a cui ho preso parte, soprattutto in occasione dell’appena trascorso 8 marzo, ho pensato di discutere di un argomento molto importante.
Capire e comprendere.

Sono sinonimi ma non sono la stessa cosa.
Capire deriva dal latino “capĕre” e significa “prendere atto con l’intelletto” quindi presuppone che dietro al capire ci sia un’azione cerebrale.
Si capisce una teoria, una formula, un testo, un concetto, una situazione.
Si capisce anche una persona?
Sì, nel senso che intellettualmente si prova a porsi al livello di quella persona e si capisce cosa sta succedendo, cosa lei sta facendo o cosa lei stia subendo.

Comprendere deriva dal latino “comprendĕre” e significa contenere in sé, penetrare nei sentimenti, rendersi ragione di qualcosa.
Come base c’è sempre l’atto del capire, dell’intelletto, ma qui si fa il salto di qualità dell’empatia.
L’empatia, la comprensione dei sentimenti, è una qualità che si sviluppa e affina se e solo se ci si trova in una situazione uguale o contigua a quella della persona che ci sta accanto.

Mi direte che sto parlando di aria fritta, vero?
Ora vi dimostro il contrario.
Facciamo un esempio, legato proprio all’8 marzo dove si è parlato anche di donne che subiscono violenza.
Ci sono due persone, A e B.
A non ha subito alcuna violenza nel corso della sua vita.
B purtroppo è stata vittima di violenza.
Entrambe devono esprimere il loro parere su C, che ha subito violenza.

A dirà “ti capisco” nel senso che a livello intellettivo si rende conto della situazione di C e prova a starle vicino.
Prova ma per quanto provi il suo risultato non sarà mai un 100%.
Perché?
Perché, per fortuna, “difetta” in esperienza.

B invece può dire “ti comprendo”, proprio perché ha vissuto la stessa esperienza di C.
Per questo riesce a provare i suoi stessi sentimenti, comprende i meccanismi di quella situazione, vi si immerge fino in fondo e quindi il suo capire, il suo stare vicino si può trasformare in qualcosa di concretamente utile per portare aiuto a C.

Questo non significa che A valga meno di B, assolutamente.
Significa solo che sono su due piani diversi e non è detto che, in una situazione differente, la situazione fra loro non possa ribaltarsi.

Se una donna ha avuto un tumore al seno, chi può aiutarla meglio di un’altra donna che ha avuto lo stesso tipo di cancro?
Se una persona soffre di una qualsiasi dipendenza, chi può aiutarla se non chi ha vissuto quella stessa dipendenza e ne è uscito?
E gli esempi sono tanti, così tanti che potrei scriverne pagine e pagine!

Perché ho voluto scrivere questo post, allora?
Perché troppo spesso si dice “ti capisco” con l’accezione di “ti comprendo” e non si vuole ammettere di non essere sempre in grado di comprendere una persona o una situazione fino in fondo.
E così arrivano i giudizi affrettati, gli equivoci, gli errori.
Basterebbe semplicemente fare un passo indietro, per evitare tutto questo, e avere la capacità di discernere fra ciò che possiamo capire, ciò che possiamo comprendere, e ammetterlo senza tanti problemi.

Perché non c’è bisogno di offendersi, di sentirsi sminuiti quando siamo in grado di capire ma non di comprendere una situazione.
Non siamo onniscienti, per fortuna non viviamo tutti la stessa vita, per fortuna abbiamo esperienze diverse che ci consentono di comprendere situazioni diverse.
E ben venga che sia così, perché solo chi ha vissuto un certo tipo di esperienza potrà essere davvero di aiuto a qualcuno che sta vivendo la sua stessa situazione.
Portiamo aiuto là dove siamo certi di poter davvero portare aiuto, altrimenti facciamo un passo indietro e umilmente diciamo “ti capisco ma non ti comprendo”.

Commenti

Francesca A. Vanni ha detto…
Da persona e poi anche da scrittrice non posso fare altro che darti ragione.
Le parole sono il mio pane quotidiano, e anche attraverso gli studi universitari che ho portato a termine anni e anni fa posso confermarti che in nessun ambito capire e comprendere vogliono esprimere lo stesso concetto.
Vengono inseriti nel vocabolario come verbi sinonimi perché esprimono qualcosa di simile, ma mai come verbi identici.
Infatti la comprensione richiede un qualcosa in più, ovvero la condivisione di un'esperienza identica o quasi, che manca al gesto simbolico del capire.
Io posso capire la tua esperienza negativa con il tuo ex marito, ma purtroppo (o per fortuna) non la posso comprendere perché non l'ho vissuta in prima persona.
Tu, che mi conosci, puoi dire lo stesso delle mie esperienze personali.
E non ci vedo niente di negativo, è solo un prendere atto della realtà e regolarsi conseguentemente.
Un abbraccio.
Anna Piediscalzi ha detto…
Solo chi è differente dati noi ci aiuta crecere. Onnisciente non significa vivere tutti una stessa vita. Significa Sapere tutto.
Una cosa che ho imparato sul dolore è che se diventa esperienza per aiutare altri non si è sofferto invano, si vince sempre a metà.
Bel post.
Patricia Moll ha detto…
Il comprendere è qualcosa di molto più profondo e intimo. Quasi di identificazione e con gli esempi che hai portato è chiarissimo.
Purtroppo l'italiano è una lingua usata male e non sempre a proposito. Facile che sorgano equivoci, Sta poi alle persone capire che questi equivoci possono essere chiariti senza risentimento.
Ciaooo
Riccardo Giannini ha detto…
Ti capisco, ma non ti comprendo.

Detta così è una frase che 'brucia', ma leggendo la tua ottima spiegazione, è perfettamente comprensibile.
Anke Agata Russo ha detto…
Se io dico alla Cicera che capire e comprendere sono la stessa cosa, quella prima mi mette un bel NC e poi si prende il mio scalpo!
Hai ragione, bisogna fare attenzione a come ci si esprime e anche sapere quando è il caso di aiutare qualcuno e quando no.
Oh insomma, siamo mica tutti i Dr. House della situazione!
Per il sentirsi offesi... boh, ho letto di quelle cazzate in merito all'8 marzo che ancora non me ne capacito!
Baci!
Santa S ha detto…
La trovo al contrario molto "pertinente", non certo aria fritta. Le parole dovrebbero avere un peso molto forte, soprattutto adesso che "si parla tanto", e queste due "paroline" all'apparenza semplici sono davvero complesse in questa marea di superficialità. Parole pesanti.
Lucrezia Ruggeri ha detto…
Questo è un discorso che a pedagogia (una delle materie extracurricolari che seguiamo) abbiamo spesso affrontato studiando autori come Bruner che sottolieava la differenza tra sapere (capire), saper fare (capire e mettere in atto) e saper essere (comprendere e aiutare).
Un post perfetto.
Sam ha detto…
Capire e comprendere sono parole simili ma non uguali.
Per capire basta avere un po' di intelligenza e di sensibilità.
Per comprendere ci vuole molto di più, occorre empatia ed empatia significa condivisione, immedesimazione.
Vuol dire avere un vissuto se non uguale, simile.
Avere esperienze dello stesso genere.
Solo così si può comprendere.
Ofelia Deville ha detto…
@Francesca A. Vanni
Hai perfettamente colto il mio messaggio ed esattamente come te anche io non vedo niente di negativo nel riconoscere in certi ambiti di non riuscire a comprendere.
Baci!
Ofelia Deville ha detto…
@Anna Piediscalzi
Confrontarsi nella diversità per crescere è utile ma non significa saper aiutare le altre persone.
Non bisogna equivocare le due cose.
Per aiutare qualcuno occorre aver vissuto una situazione praticamente quasi identica altrimenti non si comprendono le dinamiche e l'aiuto fornito non è efficace.
Ti sei mai chiesta perché per aiutare una donna maltrattata interviene un'altra donna che è uscita dalla spirale della violenza?
Perché questa donna comprende l'altra.
Se invece per portare aiuto a una donna maltrattata ci mettiamo, per esempio, un'ex dipendente dall'alcol, questa persona non sarebbe assolutamente d'aiuto. Si limiterebbe a capire, ma non comprenderebbe.
Ofelia Deville ha detto…
#Riccardo Giannini
Grazie per il commento, anche se questa frase secondo me non dovrebbe bruciare.
È solo la constatazione di una verità esistente.
Ofelia Deville ha detto…
@Anke Agata Russo
Ecco, appoggerei davvero la tua professoressa perché farebbe benissimo!
Sul capacitarmi in merito all'8marzo anche io, credimi, mi perplimo parecchio per certe frasi e certi commenti scritti a sproposito.
Ofelia Deville ha detto…
@Santa S
Esattamente come hai detto tu. Per certe cose, oggi più che mai, occorre fermarsi e riflettere.
Ofelia Deville ha detto…
@Lucrezia Ruggeri
Bruner, che bei vecchi tempi!
Grazie per il tuo commento, molto azzeccato.
Ofelia Deville ha detto…
@Sam
Infatti, e se non si può comprendere non c'è niente di male.
Basta non ammantarsi di superbia e pretendere di comprendere anche là dove non accade.
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
Hai detto due cose che oggi sembrano difficilissime, specie per alcuni: "capire" e "senza risentimento".
Praticamente è fare come Christopher Walken che nel film "Il cacciatore" gioca alla roulette russa.
iacoponivincenzo ha detto…
Carissima Ofelia, sono entrato in questa polemica tirato per i capelli, perché detesto le demonizzazioni a prescindere e l'affermazione maschio = marcio del genere umano mi ha dato fastidio.
Sono del parere che tra persone civili ci debba sempre essere un modo per mettere fine a questioni che esulano ragionamenti normali. Capisco tanto ma certamente non tutto, ma non l'ho mai preteso e non intendo mai imporre la mia volontà agli altri.
Per la stima che ho per te, io la chiudo qui.
Enzo
A volte però esiste anche chi usa i termini in modo corretto :-))) però hai fatto bene a spiegare questa differenza, in rete molti non hanno una adeguata proprietà di linguaggio.
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti
Tu sei un esempio di persona che ha un'ottima proprietà di linguaggio e usa i termini in modo corretto, putroppo hai ragione nell'affermare che non tutti hanno una buona proprietà di linguaggio ma il più delle volte dipende da una pigrizia intellettuale e mentale che da una vera e propria difficoltà.
Ofelia Deville ha detto…
@iacoponivincenzo
Caro Vincenzo, spiegami perchè ogni volta che faccio un discorso in generale sui maschi/uomini, tu in automatico ti senti tirato in causa, cosa che non fanno gli altri, poiché l'accostamento "maschio= marcio" non del genere umano ma del genere UOMO inteso come persona portatrice di un pene ti dà fastidio, poco posso farci, come poco posso farci quando i signori uomini usano termini decisamente degradanti verso le donne, mi danno fastidio ma non scateno ogni volta un putiferio per questo, me li lascio scivolare addosso e non mi toccano.
E ora veniamo al nocciolo del problema: se delle persone discutono, non è detto necessariamente che debbano pensarla per forza allo stesso modo, però se tu mi scrivi una frase come questa "Sulla feste della donna non sono d'sccordo sul NON festeggiarla. Va doppiamente festeggiata, e basta polemiche inutili." permetti che mi alteri un pochino? Quello che per te è polemica per me è una discussione costruttiva, dove da uno scambio di vedute diverse si può uscire magari con altre idee oppure rimanere sulle proprie e restare amici, senza diktat perentori come è stato il tuo seppur fatto in buona fede.
Comunque nella discussione ci sei entrato di tua spontanea volontà, perché avevi da esporre i tuoi concetti e arricchire lo scambio di opinioni.
In conclusione, non sempre possiamo avere sempre la stessa visione del mondo, non sempre le opinioni saranno le stesse, ci potranno essere altri terreni di scontro/confronto e si rimane sempre amici.
Ricambio la stima e ti abbraccio!
iacoponivincenzo ha detto…
Ho detto che la consideravo la cosa conclusa e lì resto.
Ma sostenere "UOMO in quanto portatore di pene" mi sembra veramente riduttivo.
No, Ofelia, se il pene fosse veramente così importante noi lo porteremmo in fronte, ben visibile, e non nascosto dentro i pantaloni.
Naturalmente questa è solamente la mia opinione, ma alla mia età credo di poter dare a ciascuna parte di me UOMO il valore che merita.
Ti abbraccio, Ofelia.
Ofelia Deville ha detto…
@iacoponivincenzo
È quell' "ho detto" che non mi piace, fino a prova contraria ho diritto di replica anche se la cosa ti da fastidio. Comunque tu ti senti parte in causa, evidentemente ti percepisci come il rappresentante di tutto il genere maschile. Quello che proprio non riesci a capire è che non si sta parlando di Vincenzo Iacoponi, non ho mai affermato che tu Vincenzo Iacoponi sei un uomo violento, non l'ho scritto da nessuna parte e tu ancora insisti nel sentirti chiamato in causa quando non lo sei.
È un cazzo di discorso generale, chiaro il concetto?
Ora però stai esagerando e sono stanca, capisci quello che vuoi capire con buona pace per tutti.
Ciao!

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