Effedia: Amore che vieni, Amore che vai!

Il secondo brano dell’album “Tutto De Andrè” è “Amore che vieni, amore che vai” nato in realtà nel periodo dove l’artista lavorava con la Karim e uscito per la prima volta come singolo del lato B di Geordie.

Il tema affrontato nel brano, non c’è bisogno di dirlo, è l’amore.
Ma non l’amore finito male, né quello dell’eterna felicità.
È l’amore nella sua mutevolezza, quello che canta De Andrè, l’amore forza dell’universo capricciosa e incostante.

Il primo raffronto che viene spontaneo è quello con Catullo che diceva: dammi mille baci e poi altri cento e poi ancora mille e poi ancora cento, ma ci sono anche richiami a Cesare Pavese con la sua poesia “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” là dove per De Andrè gli occhi cambiano colore (segno della mutevolezza del sentimento) e sussurrano parole d’amore.
Parole che però in breve tempo diventano solo ricordi, segno che ormai la passione è scomparsa e che l’amore ballerino è in cerca di nuove mete, di nuovi cuori da incendiare.


Gli amanti (Renè Magrit 1928)

Due sono le più interessanti osservazioni da fare sulla canzone.
La prima è che De Andrè non ha voluto specificare il soggetto narrante della canzone, proprio per enfatizzare il concetto che l’amore è una forza universale che non conosce sesso, età e genere.
La seconda è il finale del brano: io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai.
Con queste parole il cantautore insinua il dubbio che amare non sia altro che una farsa, un gioco, una recita e che l’amore inteso come possesso, come unione imperitura in realtà non esiste.

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai.

E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai.

Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.

Commenti

Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, nella vita tutti sognano un po e fra tanti amori arriva di sicuro il giusto!!!
Ciao e speriamo che inizi bene la settimana con un forte abbraccio.
Tomaso
Riccardo Giannini ha detto…
Faber era sempre avanti con i tempi. Una canzone - come spieghi benissimo - che parla dell'amor fatuo, o di quello che esplode dirompente e poi si spegne; in contrapposizione all'amore, troppo spesso cantato dalle voci odierne del panorama musicale, un amore così smieloso ed eterno, ma anche così lontano dalla realtà.
Interessantissima analisi del brano di Faber. Complimenti.
MechanicalRose ha detto…
Uno dei miei brani preferiti di Fabrizio... <3
Lucrezia Ruggeri ha detto…
Sai che un po' mi fa anche venire in mente Petrarca, che alla fine più che Laura amava l'amore che provava per lei e lo celebrava con i suoi versi?
Bellissima questa tua idea di analizzare De Andrè, spero continui :-)
Susanna Power ha detto…
Good post!
L'ho fatto leggere anche a papà e gli è piaciuto moltissimo.
Mi ha detto di riferirti che oltre a Pavese c'è molto della poesia di Baudelaire e che ha apprezzato very very il pezzo finale della tua analisi.
Continueremo a leggere altri post così, se li farai!
Francesca A. Vanni ha detto…
Non sapevo che la canzone facesse parte del suo primo album, perché l'ho sempre ascoltata nelle sue raccolte successive.
Mi è piaciuta molto la costruzione del testo e anche il modo in cui l'autore descrive l'amore che non è fisico ma è proprio un concetto.
Si potrebbe accostare la canzone, secondo te, ad un altro brano (di Ruggeri, però) che si chiama "Marta che parla con Dio"?
Complimenti per l'analisi :-)
Sugar Free ha detto…
Per me che sto scoprendo lentamente questo grande poeta, il tuo post e quello precedente sono stati delle guide preziosissime!
Ma da quanto segui De Andrè?
Baci!
Olivia Hessen ha detto…
E io mi sono persa il primo post, mannaggia! Devo rimediare, per fortuna hai messo l'etichetta della rubrica.
Che dire?
Ho sempre trovato questa canzone molto malinconica, ma non tanto per l'eventuale persona citata nelle strofe, più che altro perché le parole di De Andrè mi danno l'idea che l'amore in fondo sia solo un'illusione e che noi viviamo di essa sperando di essere, forse un giorno, felici.
Bacissimi!!!
Ofelia Deville ha detto…
Grazie a tutti voi per l'interesse che il grande Faber ha suscitato... ma come poteva essere diversamente?
Vedremo con la prossima canzone!

@Francesca A. Vanni
Sì, l'accostamento con Ruggeri ci sta!

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