Effedia: La ballata dell'amore cieco o della Vanità!

Amici blogger, oggi parlo di vanità usando il testo di una delle canzoni del grande Faber.
“La ballata dell’amore cieco” chiamata anche “La ballata della vanità”  è inserita nel primo album ufficiale del 1966, “Tutto Fabrizio De Andrè” che viene presentato dallo stesso artista in questo modo:
“La presentazione di un Personaggio o di un'opera d'Arte non è cosa da poco. L'uno o l'altra possono spesso valere meno della sottile arte del Presentatore ed allora è quest'ultimo il vero Artista, capace di creare un Personaggio o un'opera d'Arte là dove questa o quello mancano. In questo caso sarebbe doveroso fare la presentazione del Presentatore e così facendo si correrebbe il rischio di dover fare la presentazione del Presentatore del Presentatore...
Ma noi siamo Industriali, non Artisti, come dire il contrario di Presentatori: e non vi è alcun pericolo quindi che la nostra presentazione possa essere sospettata Opera d'Arte a sostegno del Personaggio e delle sue creazioni artistiche: tanto per intenderci, avendo qui un Personaggio autentico ed autentiche opere d'Arte possiamo permetterci di fare a meno di un abile Presentatore.
Per la verità, un illustre Signore aveva promesso di scrivere per noi la pagina che avete sotto gli occhi: ma accintosi all'opera e considerata da vicino la difficoltà di presentare Fabrizio e le sue Canzoni, ha rinunciato. La cosa ci ha addolorato, ma dobbiamo convenire che è molto più facile creare Fabrizio che descriverlo, essendo il costruirlo più facile che lo smontarlo, al contrario di quanto avviene con gli orologi.
Infatti Fabrizio è un Artista, non un orologio. E con questa prima messa a punto riteniamo sia l'ora di presentarVelo veridicamente, non con le solite lodi zuccherine, i panegirici, i dati storici ed anagrafici: lasciamo questa epigrafica letteratura ad altra occasione e diciamo la nuda, la vera verità. Com'è Fabrizio?
E qui la cosa diventa difficilissima. Egli infatti non è solo un Personaggio, è tre personaggi in uno ed ha almeno cinque caratteri; noi non vogliamo, non sappiamo rattrappirlo in una posa convenzionale, lo dobbiamo consegnare vivo ed umano alla Vostra considerazione. Non ci resta che fare un elenco delle sue qualità e presentarvelo perché Voi stessi le scegliate secondo una Vostra intima convinzione.
Queste qualità possono apparire in conflitto tra loro, ma quale uomo veramente vivo non ha purtroppo conflitti interiori? Per facilitare le cose, nell'elencare tutte le possibili qualità di Fabrizio lasceremo a fianco di ciascuna di esse un quadratino nel quale potrete segnare una crocetta: la linea che congiunge tutte le crocette sarà il vero profilo di Fabrizio e si denomina scientificamente.”


Ispirandosi un po’ a Baudelaire che in una delle sue poesie de “Les fleurs du mal” descriveva un amore crudele simile a quello della canzone, De Andrè dipinge il trionfo della vanità che emerge insieme ai peggiori risvolti dell’animo umano.



La Vanità (dipinto a olio su tela di Tiziano 1515)

Il tragico contenuto del testo contrasta l’andamento swing che insieme ai fiati in stile dixieland danno al brano un’atmosfera allegra.
E, colpo di scena finale, nell’ultima strofa De Andrè regala alla vanità uno sgomento del tutto umano che la rende alla fine la vera sconfitta in questa guerra di sentimenti.


Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.

Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.

Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.
Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.

Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.

E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.

Commenti

E' una delle mie preferite! Testo universale che fotografa ancora oggi questo superficiale e talvolta crudele comportamento.
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, un post che ci si trova quasi tutti, alla giusta eta, ce pure la vanità!!!
Ciao e buona settimana con un forte abbraccio.
Tomaso
Riccardo Giannini ha detto…
Da ragazzino rimasi sorpreso sentendo questa canzone di De Andrè. Non mi aspetto questi versi così crudi, così splatter. In contrasto con la melodia gioiosa.
Lucrezia Ruggeri ha detto…
Il discorso di De Andrè è meraviglioso, lo rileggerò ancora e ancora perché è pieno di argomenti molto interessanti come il rapporto fra l'artista e l'opera.
Grazie per averlo postato e grazie anche per questo lavoro che stai facendo.
Sai che devo scoprire cos'è dixieland?
Andrò a cercare!
Un abbraccio.
Olivia Hessen ha detto…
La vanità è un tema spesso ricorrente nella poetica medievale, ma De Andrè riesce a fare un'elaborazione tutta sua inserendo anche il tema della violenza, della sconfitta e della solitudine.
Secondo me ha fatto un capolavoro!
Baci :-)
Federica R ha detto…
Ho letto le parti del testo canticchiandomele in testa...Sempre bella e sconcertante!
Francesca A. Vanni ha detto…
Questa canzone è stata una delle prima che ascoltavo da piccola e anche se allora non ne capivo il senso, la cantavo con piacere.
Ora che so il senso la apprezzo ancora di più perché è un brano molto intenso, forte, che racconta quanto sia pericoloso il narcisismo e la vanità fine a se stessi.
Penso si accoppierebbe bene con il brano di Branduardi "Vanità di vanità".
Ottima analisi.

ps. passa da me, c'è un premio per te!
Sugar Free ha detto…
Ok, che cosa posso dire?
La vanità cantata da De Andrè la troviamo anche oggi, solo che al posto del "cuore della mamma" e delle "lamette" ci sono i post di fb, le twittate, le foto su instagram e i messaggi di whatsapp.
Strumenti diversi, stesso risultato.
Bell'analisi!
Baci!!!

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