Giorgia dimenticata in auto!



Ricomincia la stagione.
Quale? Non quella della caccia, né quella di Miss Muretto, inizia la stagione del “dimentichiamoci i figli in auto”!

L’anno scorso una blogger mi ha accusata di essere priva di comprensione, di non provare alcuna empatia per questi “poveri” genitori che soffrono di amnesia dissociativa e che non è mica colpa loro se dimenticano i figli in auto e se poi questi muoiono.
E no, certo.
È colpa dell’amnesia dissociativa (che non è l’anticamera dell’Alzheimer, come tale savia blogger sosteneva con fervore), che però (come la famosa mafia di Pif) colpisce solo d’estate (anche se ora siamo a fine maggio... va beh, sarà un anticipo?).

Ma ecco qui la notizia:
È andato al lavoro, ma ha dimenticato la sua bimba di un anno in auto nel parcheggio dell’azienda in via Livornese a San Piero a Grado, in provincia di Pisa. Se n’è reso conto soltanto ore dopo quando la compagna, mamma della piccola Giorgia, lo ha chiamato intorno alle 15. Era andata a prenderla all’asilo nido nel quartiere dove vivono, ma non l’ha trovata. A quel punto è arrivato l’allarme che ha messo in moto i soccorsi, più o meno negli stessi minuti in cui un altro collega dello stabilimento aveva notato la presenza della bimba nella macchina. Ma quando gli uomini del 118 sono arrivati, la piccola era già morta. Era seduta sopra un seggiolino montato su un sedile della macchina e con ogni probabilità è deceduta in seguito alla temperatura elevata provocata dal sole che ha battuto per ore sopra la macchina.

Va bene, non voglio essere dura, non voglio dire niente contro il “povero” padre.
Magari è amnesia dissociativa (fra smartphone, social media, impegni di lavoro può capitare di “scordarsi” il figlio in auto!), magari è abbandono di minore.
 O, peggio ancora, è la messa in atto della pulsione di annullamento che viene spiegata dallo psichiatra Martino Riggio in questa intervista:

Come dire, diagnosi a distanza e fuori dal setting non si possono fare, non si fanno. Allora restiamo al fatto in sé: ci si può dimenticare della propria figlia o del proprio figlio?

“La dimenticanza non è il termine appropriato al fatto accaduto: ci si può dimenticare di qualunque cosa, la borsa, le chiavi di casa, il portafoglio, ma non di un essere umano, specie poi se si tratta di un bimbo o di una bimba. Tutti noi continuamente dimentichiamo: se non lo facessimo saremmo dei ripetitori meccanici, dei computer. In questo caso, ripeto, il dimenticare non c'entra nulla”, precisa lo psichiatra e spiega il perché. “La dimenticanza è attinente agli oggetti. Il rapporto con un bimbo piccolo non riguarda il rapporto con un oggetto, ma con la realtà umana del piccolo: non si chiama, pertanto, dimenticanza ma, come ha teorizzato 47 anni fa, lo psichiatra Massimo Fagioli, pulsione di annullamento”.
"Detto che il dimenticare - continua lo psichiatra - è di tutti per cui è considerato una cosa naturale, allora si crede che dimenticare una bambina in macchina sia naturale e che potrebbe essere di tutti. No, per me, non è così: si tratta di una malattia e riguarda solo pochissime persone”.

Qualcuno dice che alla base di questi black-out improvvisi possa esserci l'amnesia dissociativa o la sindrome dissociativa causata da stress, stanchezza, mancanza di sonno...

"Non sono per niente d'accordo: non si può parlare di amnesia dissociativa. Se giustamente si considera che le funzioni della personalità di una persona, la coscienza, la memoria, gli affetti, il comportamento, la percezione, etc, funzionino in modo armonico e integrato, perché a un certo punto si dissociano e a essere colpita è proprio la funzione della memoria? E perché il deficit mnestico colpisce solo una persona? Se c’è una amnesia, colpisce tutte le sfere cognitive di un individuo e non solo l’esistenza di una persona. E ancora, essendo un quadro abbastanza drammatico, equivarrebbe a chi, sotto un bombardamento o subito dopo, non ritrova la strada di casa o non ricorda il nome, come è possibile che nessuno durante il lavoro non se ne sia accorto?".
Bisogna, insomma, cambiare strada, modo di pensare e avere il coraggio - evidenzia lo psichiatra -  "di introdurre altri concetti, come affettività e di anaffettività”. Benissimo, avanti! “L’affettività è quella dimensione complessa di interesse, di movimento verso l’altro essere umano con cui creare un rapporto. Di contro, si può ricavare cosa sia l’anaffettività, che compone spesso uno dei sintomi più gravi di alcune malattie psichiatriche: è il non avere alcun interesse per l’altro, nessuna attività, nessun movimento. E il motivo sarebbe semplice. L’altro non sarebbe un essere umano. O meglio, razionalmente si può anche riconoscere che lo è. Ma non è come me. Se parliamo di un bimbo molto piccolo, non parla, non capisce, non si esprime, spesso dorme. Allora non ha in se le caratteristiche principali di un essere umano, la razionalità e il linguaggio verbale”.
Per cui, conclude lo psichiatra, “bisogna invece ribadire, con quanta più forza abbiamo, che tra un bambino anche di un giorno e un adulto esiste, è reale la possibilità di creare una relazione interumana evolutiva e valida. Tocca all’adulto trovare il modo giusto e la maniera giusta per svolgere questo rapporto. Pensare a tale relazione come impossibile, significa non vedere la realtà vera, il senso di un bimbo così piccolo, che è comunque un essere umano da quando viene al mondo. Significa investire il piccolo di quel disinteresse, di quella noncuranza, di quel distacco, in altre parole di quella anaffettività che alla minima occasione, uno stress, un problema, un imprevisto, fa irrompere nella relazione la pulsione di annullamento che porta a non considerare più l’altro, a fare come se si stia soli, a pensare che quel bambino in macchina non ci sia mai stato”.”

Fatto sta, teorie o non teorie, che un’altra bambina è morta e adesso un’altra vita è stata spezzata.
Non chiedetemi di avere pietà per il genitore, la mia pietà va tutta a questa bambina.
Sono fatta così.


Commenti

Riccardo Giannini ha detto…
Hai fatto un ottimo approfondimento, riportando il pensiero dello psichiatria Riggio.

E' vero, possiamo dimenticarci degli oggetti, come possiamo dimenticarci delle persone?

Inoltre chi soffre di queste amnesie...dovrebbe guidare la macchina e rischiare di fermarsi in un incrocio senza sapere dove essere..o sbaglio? Non a caso amnesia dissociativa è " una sorta di vuoto di memoria transitorio che porta a una sconnessione delle funzioni della coscienza dalla memoria; un'amnesia temporanea che porta a dimenticare totalmente un pezzo di esistenza, di vita e di tempo per un dato lasso temporale", quindi non dovrebbe riguardare solo i bambini.
MikiMoz ha detto…
Non penso avvenga solo in estate, ma probabilmente succede IL PEGGIO in estate perché il caldo fa purtroppo morire questi poveri bambini...
Comunque, io non esprimo giudizi, ma come ho scritto anche ieri su un altro blog: questa cosa dissociativa è forse data dal mondo moderno (come lasci sottintendere anche tu?)
Cioè, non mi spiego come sia possibile che, nell'arco di una intera giornata lavorativa, un genitore NON ripensi mai ai figli. Ok, magari stai lavorando, ma penso che UN MINIMO... il pensiero vada ai tuoi figli, tanto da dire "cazzo, l'ho scordata in auto!" Boh. Davvero non me lo spiego. Evidentemente è davvero una patologia, ma allora chi ne è affetto non dovrebbe procreare...

Moz-
Ofelia Deville ha detto…
@Riccardo Giannini
Il punto che la "sindrome da amnesia dissociativa" ormai viene usata come paravento per questi genitori che casualmente dimenticano i figli. È questo il punto, non hanno i figli in testa, il caldo, lo stress, la dissociazione sono solo delle scusanti per non chiamare con il vero nome il gesto che compiono: "OMICIDIO" perché di questo si tratta.
Ofelia Deville ha detto…
@Miki Moz
Questa nuova fenomenologia non è la prima volta che accade:
7 giugno 2017, Arezzo - A Castelfranco di Sopra una madre va a lavoro e dimentica la figlia di 18 mesi in macchina. Quando torna e si gira verso i sedili posteriori per fare retromarcia si accorge della piccola, morta ormai per arresto cardiaco.

27 luglio 2016, Firenze - Una madre di Vada (Livorno) lascia la figlia di 18 mesi in auto, dimenticandosi di lei. La bambina viene trasportata in condizioni critiche all'ospedale Meyer di Firenze. Lì muore dopo un giorno.

1 giugno 2015, Vicenza - Una bambina di un anno e mezzo viene lasciata per tre ore in macchina dai genitori. La piccola muore per asfissia.

4 giugno 2013, Piacenza - Un padre va a lavoro e dimentica il figlio di due anni in auto per otto ore. A lanciare l'allarme il nonno del bambino, che non lo trova all'uscita dall'asilo. Poco dopo la tragica scoperta.

27 maggio 2011, Perugia - A Passignano sul Trasimeno un padre accompagna la moglie al lavoro e si reca al club velico del paese. Solo dopo qualche ora si rende conto di aver lasciato il figlio in macchina. Inutile l'intervento del 118. Il bambino muore a soli 11 mesi.

18 maggio 2011, Teramo - Dopo tre giorni di agonia una bambina di soli 22 mesi muore all'ospedale di Ancona. Sono 5 le ore che trascorre in macchina sotto al sole. Dopo la morte cerebrale, il decesso.

30 maggio 2008, Lecco - Una maestra è convinta di avere accompagnato la figlia di 2 anni dalla baby sitter, ma quando dopo il lavoro raggiunge l'auto si rende conto di averla dimenticata lì. La piccola muore poco dopo in ospedale.

Luglio 1998, Catania - Un ingegnere di 37 anni va a lavoro e si dimentica del figlio, che dorme nel seggiolino sui sedili posteriori dell'auto. L'uomo capisce di aver lasciato il bambino in macchina dopo aver ricevuto una telefonata della moglie. A due anni il piccolo muore per asfissia.
Senza contare che negli Stati Uniti negli ultimi 12 anni sono successi 500 casi analoghi.

Succede quasi sempre con l'arrivo della stagione calda, improvvisamente questi genitori subiscono una metamorfosi kafkiana, si dissociano dalla realtà e lasciano che i figli muoiono chiusi in un auto. Bada bene: si ricordano del cellulare, del computer, del cane e tornano indietro per recuperarli ma non vedono il figlio, è sconvolgente.
Riesci a immaginare il modo atroce in cui muoiono questi bambini?
La temperatura in un auto con i finestrini chiusi arriva a 50 gradi, anche se fuori ce ne sono 20. Nei bambini la temperatura interna sale velocemente rispetto agli adulti. Il bambino inizia a sudare: dal viso e dai capelli iniziano ad uscire gocce sempre più corpose di sudore. Con il passare dei minuti il respiro si fa lento e affannoso perché inizia a mancare l’aria. Molto spesso il bimbo inizia a piangere e ad urlare: a causa dei finestrini chiusi nessuno lo sente. Il piccolo perde poi conoscenza e senza più ossigeno, muore.
Sono sufficienti 15 minuti in un’auto con i finestrini chiusi affinché un bambino riporti gravissime lesioni cerebrali. Quando la temperatura del corpo raggiunge i 40 gradi, gli organi interni si arrestano. Se la temperatura corporea raggiunge i 41,7 gradi, il bambino muore.
Sono d'accordo con te, questi genitori non dovrebbero fare figli.





MikiMoz ha detto…
Sì, so che è un fenomeno di cui si parla da tempo... intendevo dire che magari succede anche in inverno ma lì fortunatamente il bambino riesce a sopravvivere perché è col caldo che l'auto si trasforma in una trappola mortale.
Era per dire che non è l'estate a creare queste assurde amnesie, ma è proprio una patologia in sé. E a questo punto mi domando: se come dici non ci si scorda di spesa, cellulare, borsetta, trucchi, cravatta... come cazzo è possibile dissociarsi fino a questo punto? È qualcosa da studiare, seriamente.
Perché davvero penso sia una malattia. Ti spiego: mio padre, che ha sempre lavorato, mattina e pomeriggio, ha SEMPRE portato me e i miei fratelli ( e a volte anche le mie cugine!) a scuola. Ci ha sempre riportato indietro. E nei ritagli di tempo mi ha accompagnato in palestra, da amici, ecc... insomma, non si è MAI dimenticato, MAI.
Come è possibile, quindi? Io rispondo: boh.

Moz-
Olivia Hessen ha detto…
Mi trovo d'accordo con te e con il dott. Riggio: non c'è dimenticanza ma anaffettività che porta alcuni genitori a non pensare ai figli, a giungere persino a provocare la loro morte.
Non so, io farei fare un test a chi vuole diventare genitore, perché qui non ci siamo proprio!
Ofelia Deville ha detto…
@Miki Moz
Anche mia madre non mi ha mai dimenticata da nessuna parte, in questi casi si tratta di anafettività, non hanno in testa i figli, c'è stata una mamma che mentre il suo bambino moriva in auto lei era comodamente seduta nel suo ufficio con tanto di aria condizionata a postare foto su fb.
Ofelia Deville ha detto…
@Olivia Hessen
Sono d'accordo, sottoporrei a seri test tutte le coppie che decidono di mettere al mondo dei figli.
MikiMoz ha detto…
Beh allora spero che impediscano a queste persone di mettere al mondo altri figli, perché non è che debbano poter fare la bella copia della loro vita, dopo una pessima "prova"...

Moz-
Anke Agata Russo ha detto…
Mia mamma, che di figli ne ha tirati su cinque, dice che non basta mettere al mondo un bambino per amarlo ma bisogna lavorarci ogni giorno, bisogna averlo presente e avere quella giusta ansia che non fa mai dire "oh, dov'è il bambino?".
Un abbraccio.
Quello che a me fa più male è alla fine il fatto: un bambina è morta e tutto questo poteva non accadere e questo mi sconvolge.
Francesca A. Vanni ha detto…
Guarda, stavo cercando le parole giuste per commentare ed ecco che trovo questa notizia sul web:
https://www.huffingtonpost.it/2018/05/19/ex-modella-di-playboy-si-getta-dal-25esimo-piano-con-il-figlio-di-7-anni_a_23438495/

Ora basta con le scusanti, le patologie, le depressioni e le amnesie.
Sono totalmente d'accordo con te e con il dottor Riggio: esistono individui incapaci di amare e considerare il prossimo come essere vivente degno di rispetto, ecco perché li ammazzano.

Occorre rivedere completamente il concetto di genitorialità, occorrono controlli severi (e anche levare i figli, se necessario, ai genitori inadeguati) e questo punto occorre anche finirla di mettere al mondo figli se poi i risultati sono questi.
Ofelia Deville ha detto…
@Miki Moz
Condivido!
Ofelia Deville ha detto…
@Anke Agata Russo
Tua mamma ha ragione!
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti
Hai ragione, non poteva non doveva e accadere ma quando non si hanno in testa i figli accade.
Ofelia Deville ha detto…
@Francesca A Vanni
Dimenticarsi dei figli, usarli come pedine per colpire l'altro genitore sta diventando una "pratica" aberrante.

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