Sai cosa significa bufu?


Finalmente la scuola è finita!
Non lo dico perché sono un’insegnante, ma perché posso mettere la parola “fine” sull’anno scolastico di molti ragazzi che vengono da me per imparare a parlare ed esprimersi correttamente (ah, il magico lavoro del logopedista!) e vedere quanto c’è da strapparsi i capelli.

Il caso più disperato, me l’aspettavo, è quello di Marco che per cominciare la sessione estiva delle sedute si è presentato da me non con la voglia di lavorare ma con l’ultimo libro che ha comprato (il terzo di tutta la sua vita di lettore autonomo).
Non mi aspettavo un romanzo ai livelli di Emile Zola, né un saggio perché la mente di Marco andrebbe in corto circuito.
Semmai mi aspettavo un libro leggero, uno di quei romanzi “young adult” (un tempo si diceva romanzi per ragazzi), non certo il “capolavoro letterario” di Bello Figo Gu.
Sinceramente vedere quel libro mi ha aperto gli occhi sulle motivazioni del fallimento delle grandi case editrici (le stesse che poi demonizzano le case indipendenti) e mi ha fatto comprendere il motivo per cui, al supermercato, mi è capitato di sentire un liceale domandare a un suo amico se la Seconda Guerra Mondiale è già stata combattuta.

Ma c’è di più!
Io ero convinta che Marco fosse stato rimandato “soltanto” in Italiano e Storia, invece scopro che è stato rimandato anche in Inglese.
Giustamente gli chiedo perché, dal momento che eravamo riusciti a risicare una sufficienza, e lui mi risponde che è stato a causa di una discussione avvenuta in classe.
Scava scava come una trivella e viene fuori che la professoressa di Inglese aveva giudicato la sua ultima verifica non sufficiente e così per salvare il 6 gli aveva detto che voleva interrogarlo.
Marco, che spicca per la sua intelligenza, le aveva risposto “bufu”.

All’inizio mi è venuto da ridere, pensavo che fosse un verso strano.
Poi facendo ricerche per conto mio scopro che invece bufu è l’acronimo della fine espressione inglese “by us fuck you” cantata da una band romana (la Dark Polo Gang) traducibile come “per noi puoi andare a fan...”.
Insomma, una squisitezza, l’ideale da dire a una docente.
Poco importa che poi la Treccani abbia inserito questa parola nel vocabolario riconoscendola come “efficace rimedio anti haters”, sentirsi mandare a fan***o da qualcuno non è mai piacevole (specie se poi non c’è motivo di “meritarsi” tale insulto e specie che chi viene mandato a fan… è quello che ha in mano la tua testa di studente) e giustamente Marco si trova un bel 4 anche in Inglese.

Ma lasciamo perdere Marco, che ormai è un caso disperato ed è pure figlio dei tempi suoi, parliamo invece di bufu e della scelta della Treccani.
Siamo un paese che sta uccidendo la propria lingua, fra cantonate grammaticali immonde e una vastissima ignoranza per la quale si pensa che scrivere “qual’è”, “eppoi”, “io lo fatto” (e altre oscenità) sia segno di un’ottima padronanza linguistica.
Siamo un paese ammalato di dialettismi, dove (come diceva Enzo Biagi) non siamo nemmeno d’accordo su come chiamare una tal cosa tant’è vero che al nord si dice uccello e al sud pesce, e bisognava proprio aggiungere anche bufu al nostro vocabolario?

Se andiamo avanti così, occorrerà scrivere un carme in memore della lingua italiana!



Commenti

Patricia Moll ha detto…
Ciao Ofelia, io in giro ho letto: hai miei amici, ciao amico fans, gli elogi...
poi sono scappata per non uscire dallo schermo.
Nessuno è perfetto e a chiunque può capitare di sbagliare ma quando vedi che chi si prende la briga di correggere certi errori viene mandato a ... bufu appunto, o scappi o...
E' la deriva della cultura. La crescita esponenziale dell'ignoranza, quella che non ti fa nemmeno venire un dubbio su come si scrive una parola.
Se provi a chiedere a uno di questi "geni" cosa è il dizionario della lingua italiana magari ti rispondono boh. Nel caso (forse) peggiore ti dicono che non ne hanno bisogno
Ofelia Deville ha detto…
@Patricia Moll
È proprio quello che temo che accadrà, povera nostra lingua così poetica e molto bistrattata!
Riccardo Giannini ha detto…
Sono preoccupato: in primis per l'imperversare di questo genere o cultura trap o come si chiama, in secondo luogo per il fatto che la Treccani metta questa voce nella sua enciclopedia.

Per quel che riguarda Marco...ammiro la tua pazienza :D
Tania Croce ha detto…
Buon pomeriggio Ofelia.
Leggendo il tuo post, affiorano reminiscenze liceali, interrogazioni a sorpresa in greco o latino, lezioni di appunti infiniti, l'esame di maturità (era il 1992), poi l'università, seguita tra un intervento e l'altro a Parigi a seguito di un incidente a cui sono sopravvissuta e l'approdo al mondo del giornalismo cartaceo. Poi l'avanzare inesorabile del nulla con l'avvento del web, usato per sparlare più che per esprimersi...
In fondo la lingua nacque per comunicare (Esame di glottologia).
Dopo la prima laurea in lettere, mi sono iscritta all'università telematica. Materie straordinarie, sognanti. Scienza della comunicazione e della formazione e la materia scelta fu pedagogia interculturale. Questo nella speranza di lanciare messaggi nella nostra amata lingua e non aforismi di coloro che furono grandi poeti o pensatori. Parlerei all'infinito. Mi fermo qui!
Mi ha fatto piacere passare tra le tue parole e riflessioni che condivido!
Tomaso ha detto…
Cara Ofelia, le lunghe settimane che ti aspettano dovrebbero essere quelle dalla serenità e del riposo.
Ma sono sicuro che non passerà tanto tempo che inizierai a pensare all'autunno e all'inizio della scuola!!!
Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso
Marina Zanotta ha detto…
Non sapevo fossi logopedista Ofelia!
L'ignoranza è un vero problema, ma anziché diminuire sta aumentando.
Bella storia per affrontare l'argomento.
Ciao
Marina
Francesca A. Vanni ha detto…
Mi dispiace tanto per te, che dovrai occuparti di Marco e degli altri tuoi pazienti per tutta l'estate, prima o poi ti erigeranno un monumento!
Detto questo, non mi stupisce che abbiano inserito nel nostro vocabolario un'altra parolaccia inglesizzata.
Questo è un paese che disgusta la cultura, l'educazione, i valori e si vedono i bei risultati.
MechanicalRose ha detto…
La maleducazione di alcuni ragazzini mi lascia veramente interdetta. per quanto possa essermi capitato di essere arrabbiata con un professore non avrei nemmeno pensato di fare una cosa del genere, che vergogna. Questi qui sono il nostro futuro... roba da brividi.
Gli strafalcioni che si leggono in rete sono tantissimi ed incredibili.
Ofelia Deville ha detto…
@Riccardo Giannini
Anche io sono preoccupata, perché se questo è l'andazzo non stupiamoci se gli stranieri che vengono qui in Italia si rifiutano di imparare la lingua.
Grazie per la solidarietà riguardo a Marco, che è la mia nemesi.
Ofelia Deville ha detto…
@Tania Croce
Grazie per essere passata di qui e aver scritto il tuo pensiero che condivido. La nostra lingua subisce attacchi da tutte le parti.
Torna pure quando vuoi.
Ofelia Deville ha detto…
@Tomaso
Grazie e un abbraccio anche a te!
Ofelia Deville ha detto…
@Marina Zanotta
Il problema è che la storia è vera, così come è vero che Bufu è entrato di diritto nel nostro vocabolario.
Ahimè!
Ofelia Deville ha detto…
@Francesca A. Vanni
Infatti, sono risultati "bellissimi".
Ofelia Deville ha detto…
@Mechanical Rose
Prevedo un futuro nero con questa nuova futura classe dirigente che si sta formando adesso.
Ofelia Deville ha detto…
@Daniele Verzetti
A parte gli strafalcioni on line, il problema di Bufu è che è stato inserito sul serio nella Treccani.
I nostri giovani assimilano slang e inglesismi, dimenticando la nostra grammatica.
Anna Piediscalzi ha detto…
Bene bene bene... ho sempre trovato gli insulti intellettuali interessanti^^ devo dirla tutta e Bufu la userò senz'altro 😂 scherzo.

Per quanto riguarda la Trecani non mi ha shockato petaloso, perché mai dovrebbe shoccarmi Bufu? Il linguaggio è un segno dei tempi.

Essere della resistenza linguistica è molto idealista e romantico ma fine a se stesso perché prima o poi userete anche voi i vari 'petaloso' e simili perché nella lunghezza dei giorni non si può mai dire; la vita è così.La società corre in fretta e noi non possiamo rimanere alla lunga troppo indietro.

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