Fila la lana


“Fila la lana”, nato come singolo e poi inserito in “Tutto Fabrizio De Andrè” si tratta di un brano tradotto da una ballata francese che a lungo si credette fosse del XV secolo, creando un vero e proprio caso di falso storico, ma che in realtà è stata scritta nel 1949 da Robert Marcy e cantata da Jacques Douai.

De Andrè ovviamente lo migliora, sia a livello di rima che di andamento musicale (da notarsi, a confronto con il brano originale, la presenza del lugubre La minore nella prima strofa che era assente) creando un’assonanza fra la guerra, il dolore, l’attesa e la morte.
Protagonisti della canzone sono il signore di Vly e sua moglie, durante la terribile guerra per la successione bretone avvenuta a Valois avvenuta nel Trecento.

Il signor di Vly muore e sua moglie, divenuta una triste Penelope, trascorrerà il resto dei suoi giorni a filare una tela infinita nella vana speranza di vedere il suo amore tornare come invece hanno già fatto tutti gli altri guerrieri mentre il tempo (metaforizzato come un libro di dolci sogni d’amore) tenterà in qualche modo di lenire il suo dolore.

Perché inserire questa canzone all’interno dell’album “Tutto Fabrizio De Andrè”?
Perché, assieme a “La ballata dell’eroe” (dove si evince un richiamo nella strofa “se sia stato un prode eroe non si sa, non è ancor certo”) e “La guerra di Piero” (anche qui c’è un richiamo nella frase “al nemico che vi assalta siate presti a dar risposta”) compone un trittico di canzoni contro la guerra, che da sempre è una delle peggiori piaghe dell’umanità, e che nei brani di Andrè è uno dei temi più toccati dall’autore.

Nella guerra di Valois il signor di Vly è morto,
se sia stato un prode eroe non si sa, non è ancor certo.
Ma la dama abbandonata lamentando la sua morte
Per mill’anni e forse ancora piangerà la triste sorte.

Fila la lana, fila i tuoi giorni, illuditi ancora che lui ritorni,
libro di dolci sogni d'amore apri le pagine al suo dolore.

Son tornati a cento e mille i guerrieri di Valois,
son tornati alle famiglie, ai palazzi e alle città.
Ma la dama abbandonata non ritroverà il suo amore
e il gran ceppo nel camino non varrà a scaldarle il cuore.

Fila la lana, fila i tuoi giorni, illuditi ancora che lui ritorni,
libro di dolci sogni d'amore apri le pagine al suo dolore.

Cavalieri che in battaglia ignorate la paura
stretta sia la vostra maglia, ben temprata l'armatura.
Al nemico che vi assalta siate presti a dar risposta
perché dietro a quelle mura vi s'attende senza sosta.

Fila la lana, fila i tuoi giorni, illuditi ancora che lui ritorni,
libro di dolci sogni d'amore chiudi le pagine sul suo dolore.

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